The Horrors @ Circolo degli Artisti [Roma, 3/Maggio/2007]

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Da un po’ di tempo evito come la peste i concerti che possano richiamare più di 40/50 persone e meno che mai i concerti con i fan, quelli che arrivano tre ore prima dell’inizio e che due ore prima si mettono sotto le transenne neanche stessimo parlando dei The New Pornographers (gli unici che meriterebbero tale attenzione). Il concerto dei The Horrors non faceva dunque per me. Non dovevo esserci a questo concerto, la mia dimensione era quella del festival doom di qualche giorno prima, 30/40 cristiani (praticamente tutta la scena) e nessun isterismo. A questo show ci sono capitato quasi per caso. Una giornata passata malamente mi ha però visto costretto a trascinarmi verso un qualsiasi happening della città e la mia scelta è caduta proprio sul quintetto dell’Essex. Più che un concerto è stata una sfilata di moda dei cravattini e delle magliette a strisce orizzontali. Ragazzi una preghiera: non se ne può più. Mi guardo attorno smarrito, mi chiedo chi sia stato il primo a lanciare questo trend seguito pedissequamente da tutta la scena indie/emo/alternative/punk/new wave/ di Roma. La mia maglietta verde e il mio normale giubbotto di jeans fanno una pessima figura, cerco quasi speranzoso una shirt degli Iron Maiden. Niente, solo cravatte annodate in gola. Chi sono i The Horrors l’ho scoperto solo il giorno dopo. Avevo deciso di venire a sentirli acusticamente “vergine”, senza aver mai ascoltato una singola nota così da avere un parere lucido. Mescolano punk, dark, garage, surf e hanno un nutrito seguito tanto che a Roma di giovedì sera e con un ingresso non proprio economico il Circolo presentava almeno 300/400 persone. Aprono la serata i londinesi Dandi Wind, e grazie al cielo la chiudono subito. Sono un duo, un tastierista con un look Raffaella Carrà Vs. Enzo Paolo Turchi e una cantante strappona, utile per quei maschietti 16enni arrapati sotto le transenne. Musica composta da un base elettro con la sopracitata singer che strilla come una gallina mentre fa finta di impiccarsi con un nodo scorsoio. E magari l’avesse fatto. Mezz’ora che nessuno mi ridarà indietro.

Insomma questi The Horrors. Ora penserete che dopo quest’introduzione lunga, inutile e polemica io debba stroncarli senza pietà. E invece no, non lo farò. Perchè mi sono piaciuti abbastanza. Si presentano sul palco vestiti come i loro fan (ah no, è il contrario), cravatta (arghhhhh) d’ordinanza, capelli pettinati in maniera precisa, jeans neri attillati e olè il concerto “sotto” gli urlacci delle 14enni ha inizio. Non mi chiedete i titoli delle canzoni, non li conosco, ma tanto hanno pubblicato un solo album (“Strange House” del 2007) quindi i brani li trovate tutti lì. La mescolanza garage rock con un pizzico di dark è gagliarda. Le canzoni ci sono, appaiono tosti, picchiano sugli strumenti ed hanno quel tanto di suoni pseudo industriali per non infastidire. Il tastierista è molto teatrale, si muove lentamente come un mimo, e balla sulla tastiera cercando di attirare le attenzioni delle 12enni (sempre sotto le transenne). Niente da dire, la band è veramente messa bene, l’impatto è notevole, frullano Fuzztones, Fleshtones, Banshees e il risultato è più che decente. Non faranno la storia però diamine il concerto è durato davvero davvero poco. 50 minuti scarsi. Dunque pochi minuti, poca recensione.

Dante Natale

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