The Hormonauts + Luminal @ Init [Roma, 8/Maggio/2009]

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Giunto di fronte all’entrata dell’Init ho pensato: poco più di un anno fa mi trovavo qui per vedere gli Hormonauts, dopo che a Milano mi avevano lasciato felicemente sorpreso. Purtroppo però quella sera non poterono più esibirsi a Roma, così mi gustai un bel concerto dei Capone Bros (gruppo d’apertura) e me ne andai a casa con una leggera mancanza. Stasera questa sensazione scomparirà perché la band “punkabilly” di Andy Mcfarlane è tornata a Roma per far ballare e “rockeggiare” un bel po’ di gente.

Aprono le danze i romani Luminal. Canzoni belle, appassionate, distorsioni pesanti, feedback di chitarre, basso avvolgente, batteria incalzante, urla esasperate e una generale sensazione di “noia”, intesa in senso decadentista come la “noia di vivere”. Insomma il sound è quello di un post punk che ricorda i nostrani Diaframma o CSI. Durante l’esibizione poi entrano sul palco due attori con il volto coperto da bende bianche. Quindi musica unita a performance teatrale: tutto ciò ricorda il gruppo del maestro Giovanni Lindo Ferretti. Anche lo stile dei testi e le “grida disperate” ci riportano a quelle sonorità e a quell’ironica quanto disperata visione del mondo e della società contemporanea. Un bel gruppo. La sala intanto si riempie durante la loro esibizione che non dura moltissimo ma che lascia soddisfatti tutti.

Fuori intanto il cortile si è popolato del pubblico più adatto al gruppo che seguirà: vedo creste, tatuaggi, ciuffi, creepers, piercing e birra. Il contrabbasso elettrico è già pronto e ci vuole poco perché il trio romagnolo salga sul palco e cominci a dare di matto. Cominciano con ‘181’, una bell’intro strumentale e  scatenata. Il biondissimo Andy impugna una Telecaster e ulula mentre suona. Salutano tutti, scherzano un po’ e poi partono con un “bbbrrrrr” della voce che segna l’inconfondibile inizio di ‘Black Slaks’. Quasi ad ogni canzone Andy cambia la chitarra. Il batterista Pinna è un vero portento  e Sasso al contrabbasso è di una precisione impeccabile. Proseguono con ‘Porno Stuntman’ dedicata “a chi vuole fare la controfigura di un attore porno” alla quale seguono ‘Lucky Toy’, la divertente ‘Wakka Doo’ fino ad arrivare a ‘Get Off The Wagon’ in ricordo di “un viaggio verso Glasgow su un pullman pieno di drogati, ubriachi e galeotti” come racconta il frontman di origini scozzesi. ‘Just A Little Bit’ è il pezzo più rilassato che suonano: un rock melodico che stranamente non stona in mezzo a tutto quel rockabilly.

Inutile parlare poi dei virtuosismi rock’n’roll di Andy Macfarlane che a me è sembrato un Brian Setzer un po’ più “scaciato”, un po’ più punk: in fondo gli Stray Cats erano il revival del rockabilly negli anni ’80, gli Hormonauts invece, consapevoli di questi pastiche musicali che si creano tra le nuove band underground, uniscono il rockabilly al punk, il country allo swing, suonando un po’ di rocksteady qua e là e buttandoci in mezzo qualche pezzo rock. E il risultato merita veramente. Dal vivo sono scatenati e di una precisione assoluta. Sono in tre ma fanno quello che molti gruppi di quattro elementi neanche si sognano di fare. Dopo aver suonato ‘Hormone Bomb’ e ‘Hormonettes’ concludono il concerto con la (abusata) cover che fa scatenare tutti i presenti: ‘Tainted Love’. Salutano e scendono dal palco.

Bravi davvero. Spero di rivedervi presto.

Marco Casciani

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