The Holloways @ Circolo degli Artisti [Roma, 1/Febbraio/2007]

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Probabilmente sono fuori posto. Avrei fatto meglio a rimanere a casa? Sarebbe stato più utile terminare il risciacquo o rassettare la casupola? Meglio una fiction o un reality? Alla fine ho optato per un’altra serata di musica. Tra curiosità ed un motivo ben preciso. La curiosità è rivolta ad un quartetto londinese di autentici new comer – The Holloways – prodotti da quel pezzo di storia di Clive Langer (qualcuno ricorda i suoi Clive Langer & The Boxes?) già artefice di pietre miliari come i debutti di Madness e Teardrop Explodes per non parlare di Morrissey, Elvis Costello e Dexys Midnight Runners (segnate questo nome perchè ne riparliamo fra un po’). Un motivo ben preciso riguarda i Betty Ford Center. Il power trio laziale è una vera macchina da guerra. E ho una voglia tremenda di farmi prendere a sassate.

Ad aprire la simpatica kermesse pensano i romani Soul Drivers. Quattro indefessi romantici della cultura Mod con uno spiccato slancio verso le pagine colorate del New Musical Express. Discreta la proposta. Frizzante l’aria mossa tutt’attorno. Qualche pecca percussiva nascosta dal ritmo che non si abbassa mai ma che non riesce ad esplodere come dovrebbe. Un già sentito che ad amplificatori spenti non rimane a rimbalzare cinico nella testa. Giriamo pagina.

Dei Betty Ford Center Nerds Attack vi aveva già informato in sede di recensione del loro rutilante demo “Enjoy The Rehab”. Quale migliore occasione allora per assaggiarli live. Il nome della band sta vorticosamente girando nell’underground romano. Ne siamo felicissimi. E ripetiamo per l’ennesima volta, che se un gruppo decide di suonare in questo modo, deve prima di tutto saper spaccare le reni ai fortunati/malcapitati avventori. I BFC ci riescono in pieno. Perchè hanno una frontwoman con gli attributi al posto giusto. Dilaniante. Provocante. Tosta direbbero i più forbiti. Perchè hanno un bassista “epilettico”, tarantolato, funambolico. Eclettico direbbero gli amici dei più forbiti. Perchè hanno un batterista implosivo, potente come un Tank a pieni giri. Spaccaculo direbbero i conoscenti degli amici dei più forbiti. E tutto questo basta per far pendere l’ago della bilancia dalla loro parte. Per convincere molti dei presenti che non si può vivere di solo amore verso la cultura della new-new britannia. Che basta la semplicità, a volte, per rendere tutto più dannatamente importante. Tutto più coinvolgente.

Degli Holloways non parlerò malissimo. Dispiace deludervi. Dei quattro giovanotti londinesi parlerò semplicemente male. Perchè sono un chiaro prodotto partorito in laboratorio. Nello studio di quel Clive Langer di cui sopra che insieme al fedele partner Alan Winstanley decide che è venuta l’ora di lanciare i nuovi Dexys Midnight Runners. Soprattutto adesso che Kevin Rowland (tremendamente invecchiato, seppur in maniera impeccabile) è tornato alla produzione e che da circa tre anni i Dexys sono ritornati insieme. Ma i tempi non sono più gli stessi. Non ci sono più i fan del Northern Soul imbottiti di dexedrina. Le strade di Birmingham sono più pulite (forse). E non uscirà mai più un album come “Searching For The Young Soul Rebels” nè tantomeno un singolo come “Come On Eileen”. Proprio da quest’ultimo successo i nostri quattro protagonisti sembrano aver preso l’elettricità vitale, il violino, la coppola del cantante ed il look pseudo rural-minerario che gli “originali” adottarono intorno al 1982. Si ascolti l’ultimo singolo “Two Left Feet”. Plagio? Tributo? Omaggio? Non importa. Questa sera vogliono divertire e divertirsi. E in parte ci riescono. Anche se alla lunga, anche per loro, vale la regola matematica: sentiti dieci minuti sentiti i restanti cinquanta. E la domanda finale è sempre la stessa: e il futuro? Riuscite ad immaginare il futuro artistico di band come queste? Io onestamente NO.

Emanuele Tamagnini

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