The Gutter Twins @ Salumeria della Musica [Milano, 26/Gennaio/2009]

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C’era molta attesa per il ritorno sui palchi italiani dei Gutter Twins, tanto che la serata di Milano era già sold out da più di un mese. Il palcoscenico è un pianoforte, 3 sedie, 4 chitarre e 3 microfoni. Gli affettati e i formaggi serviti alla Salumeria della Musica erano di contorno all’entrée che tutti stavano aspettando. Poco fumo questa volta, non come lo scorso anno all’Alpheus (Roma). Peccato, mi sarei incoraggiato non poco a defezionare in quel locale. A parte il vizio, era chiaro che si sarebbe assistito ad una serie di ricordi e dejà vu. Il duo, accompagnato da Dave Rosser – discreto cantante e chitarrista ritmico – ha infatti spiazzato tutti noi interpretando solo tre dei dodici pezzi di ‘Saturnalia’: ‘The Stations’, ‘The Body’ e ‘The God’s Children’. Il resto è stato un affondare nel repertorio molto spesso di Mark che ha accompagnato le ballate come al suo solito: in un atemporale battere di mani e piedi. Il pubblico era narcotizzato nel sentirli, nell’ascoltare le loro voci nude, spogliate da ogni altro tipo di suono o strumento che non fosse stato una chitarra acustica o un pianoforte.

Storie di amori andati a male, decomposti e lasciati come polaroid sotto il letto di qualche motel; storie di pistolettate stimolate da alcool ed eccessi; storie dannate ma non d’annata; storie sempre attuali. Una serata di pura New Romantic wave. The Gutter Twins ieri sono stati specialmente Mark, il Johnny Cash dei nostri giorni. Mark si incrocia come sinusoide di segno opposto con i vocalizzi di Greg tornando, immediatamente alle ottave più basse, nella profondità del suo mondo. Con gli occhi socchiusi e quella posizione sulla sedia di uno che si direbbe di non stare a suo agio, Mark da spessore e sostanza alle canzoni ogni volta che il suo fiato preme dai polmoni fin su le robuste corde vocali. Teso in volto come ossidato ammasso di nervi, si scioglie ed accenna un sorriso solo quando una ragazza dal pubblico, grida “Consider me, Mark!”. Quel grido ha improvvisamente evocato qualcosa in lui tanto da fargli scrollare la testa, nell’imbarazzo generale, come a voler dire “Lascia stare, babe, magari ve lo racconterò un’altra volta”. Sembra ormai esistere una zona grigia, un sottoinsieme comune tra Greg e Mark che rende i Gutter Twins affascinati nella loro diversità così marcata. Il voler ripercorrere il passato non credo voglia dire che i due siano a secco di argomenti. Al contrario, per loro, evidentemente, nulla sembra riposto nella stiva dei ricordi. Come a dimostrare che quelle esperienze si rifanno vive sotto forme differenti, e che quindi sostanzialmente nulla cambia per sempre se non i particolari, i luoghi ed i personaggi.  Questo è ciò che i due vogliono rappresentarci, sommessamente, con umiltà, senza troppe pretese e con nessuna intenzione di farsi trainare dallo star system e dalle Major che bussano incessantemente alle loro porte. E lo si capisce scambiando con loro due parole nei camerini aperti a tutti noi appena finito il concerto.

Andrea Rocca

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