The Gutter Twins @ Alpheus [Roma, 23/Aprile/2008]

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Dopo aver depositato la prole in mani amiche saltiamo furtivamente in macchina e ci accingiamo ad assaporare la prima uscita notturna assieme dopo molto tempo, l’amico di sempre mi da buca all’ultimo minuto, tutto come previsto. All’arrivo davanti all’Alpheus incrocio un ragazzo con una maglietta nera con scritto Thin Lizzy, chiudo gli occhi, li riapro, è proprio il logo dei miei eroi! Non mi era mai accaduto di incrociare questa t-shirt amica se non oltreconfine, si comincia bene. Dopo una breve attesa in macchina per fare un ripassino del nuovissimo album dei Gutter Twins, vado a pagare il maledetto parcheggio infilando ben tre euro nel tassametro. La macchinetta mi frega i soldi! Pago una seconda volta, va tutto ok, ma un dubbio mi assale, non è che quest’incarico assegnatomi da Nerds Attack! mi porta sfiga? Per fortuna sarà l’unica nota fuori registro della serata. All’interno il locale si va riempiendo mentre Ed Harcourt si sta esibendo da solo al pianoforte. Il ragazzotto dell’East Sussex ha talento da vendere, probabilmente coadiuvato da una vera band riuscirebbe a catturare maggiormente l’attenzione; purtroppo le ballate che esegue in serie sono troppo uguali tra loro perché lascino il segno. Nel finale la svolta, si alza dallo sgabello, imbraccia la chitarra e affiancato da un secondo chitarrista ci travolge con montagne di feedback in antitesi con il repertorio eseguito in precedenza, l’elegantissimo Ed si congeda cantando l’ultimo brano dentro ad un distorsore vocale, genietto pazzo.

Mentre si risistema il palco e vado a dare un’occhiata al tavolino del merchandising, oltre alle magliette di rito e al CD ufficiale dei Gutter Twins (‘Saturnalia’), fanno bella mostra una serie di CD live di Ed Harcourt assemblati amorevolmente a mano con copertine uniche disegnate con pennarello nero su cartoncino bianco, dei CD istantanei fatti veramente a mano! Rifletto sulle difficoltà dell’essere artista che cerca di vendere musica quando nessuno la compra, se una cosa simile fosse accaduta in epoca pre file sharing il tavolinetto avrebbe esaurito la sua preziosa merce in pochi minuti. Sono quasi le 23 quando sulle note di ‘The Stations’, prende posizione la band di Dulli e Lanegan, se non erro Dave Rosser, chitarra e voce; Scott Ford, basso e voce; Jeff Klein, chitarra, tastiere e voce, e Cully Symington, batteria. E’ la stessa formazione già vista all’opera sul palco del Circolo degli Artisti quando nel dicembre del 2006 si presentarono i Twilight Singers feat. Mark Lanegan. Mi trovo a fine platea al centro esatto del palco, Lanegan afferra con la mano sinistra l’asta e con la destra stringe saldamente il microfono, chiude gli occhi e comincia a distribuire emozioni. I primi tre brani ricalcano esattamente la scaletta del lavoro in studio, le atmosfere avvolgenti e gli scambi di parti vocali ascoltate su CD vengono riproposte perfettamente live. È Dulli che si occupa di fare gli onori di casa, dialoga con pubblico e band come un vero frontman deve, mentre Lanegan sembra vivere in un mondo tutto suo dove conta solo cantare, va bene così. La cover di ‘Live With Me’ dei Massive Attack, apparsa sull’EP ‘A Stitch In Time’ dei Twilight Singers, è il primo brano che non appare su ‘Saturnalia’ ad essere eseguito, mosso dall’emozione ne approfitto per raggiungere la prima fila, mi accomodo sulla destra del palco in un buchetto lasciato stranamente vuoto, è vero non vedo batteria e chitarra, ma i miei occhi sono puntati su Lanegan e difficilmente sentiranno il bisogno di altro. In ordine sparso quasi tutte le tracce del disco trovano spazio in scaletta, a stupirmi maggiormente è una versione accelerata di ‘Idle Hands’, il brano travolge la platea e convince i pochi ancora restii a lasciarsi andare, mi ritrovo ipnotizzato a giocare con la mia chitarra d’aria come da tanto non mi accadeva. Le star della serata si alternano le parti vocali e nessuno dei due abbandona mai il palco, solo il tempo di prender fiato e farsi un goccetto tra un brano e l’altro senza togliere pathos all’esibizione con perdite di tempo inutili. Nei brani più rilassati Lanegan è mostruoso, la sua voce ruggisce come se avesse un overdrive in gola; Dulli dal canto suo riesce come al solito a mettere in mostra tutte le sue qualità di intrattenitore alternandosi tra tastiere, chitarra e microfono. Al rientro dopo lo stop di rito sono i classici ‘Papillon’, ‘King Only’, ‘Number Nine’ (Twilight Singers), ‘Hit The City’, ‘Methamphetamine Blues’ (Lanegan) a concludere un’esibizione con tanta musica, poche luci e classe da vendere.

Alessandro Bonini

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