The Gotobeds @ Freakout [Bologna, 10/Novembre/2019]

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Quando un’agenzia o un locale vogliono pubblicizzare un concerto di un gruppo non proprio famoso si usano di solito due tecniche: o si descrive il genere (Dreampopdestaminchia o Deicide meets Brutal Truth ) oppure se è un progetto di un membro di un altro gruppo più famoso si fa riferimento alla band di maggior peso. Quando il Freakout annunciò mesi fa la data dei The Gotobeds, per pubblicizzarlo usò una sola parola: Subpop. “Fateve basta questo” insomma. La Subpop in effetti basta e avanza. Una storia segnata sul movimento di Seattle che però negli anni non si è adagiata sul passato ma anzi ha continuato a produrre musica eccellente nel periodo che viene comunemente chiamato del “post-Bruce Pavitt”. Così non ci ho pensato un attimo appena ho letto quella parolina e son andato subito ad ascoltarmi tutta la discografia della formazione di Pittsburgh… consumandola in poco tempo. Quattro dischi di miscellanea punk noise pop uno più bello dell’altro fino al nuovo ‘Debt Begins at 30’ che la band sta provando a far girare il più possibile. Squarci di rumore moderno, etica DIY e amare melodie electropop sono più o meno gli ingredienti del nuovo disco ma anche degli altri (ad esempio ‘NY’s Alright’ da ‘Poor People Are Revolting’ è una canzone perfetta che starebbe bene su “Cloud Taste Metallic” dei Flaming Lips). Promettono nelle interviste che live i loro brani sono tutti diversi dalla versione studio e che certo suonano non stando fermi impalati.

Vediamo se è vero.

Non è vero. Ma andiamo con ordine. Ad aprire una intirizzita serata Bolognese di domenica è Perfume, progetto solista di Matthew James da Los Angeles che canta su basi synth pop anni ’80. Sono anni ’80 anche i suoi capelli e il suo abbigliamento. Sinceramente? 25 minuti che ho solo sperato finissero subito causa una gran noia. I The Gotobeds salgono sul palco sicuri di se stessi e vestiti da perfetti americani in vacanza con cappellini da baseball. Secondo me, lo dico subito, non hanno funzionato. Mi spiego. Il suono del gruppo in studio è viscerale, puro, rumoroso, promette rabbia e distruzione, fomenta rivolta contro il mondo intero, il capitalismo e promette lo stesso e di più dal vivo. Era quello che mi aspettavo. Purtroppo la voce non si sente quasi per nulla, cosa che ha dimezzato il potenziale del gruppo vista la gran cura delle melodie vocali; ad esempio proprio su ‘NY’S Alright’ la voce è completamente muta. Non solo. Da un gruppo del genere, integro, puro, essenziale mi aspettavo un concerto senza pausa e invece non ci sono mai stati due brani attaccati ma si sono sempre fermati a fare due chiacchiere, a bere vodka, a fare balotta. L’urgenza del suono è continuamente interrotta. Mi ero fatto troppe aspettative, speravo in una band mista tra Hot Snakes e Teenage Bottlerocket ma davanti a me c’è solo una band discreta che suona i brani esattamente come sono su disco e solo il cantante prova a dimenarsi un po’. Scivolano ‘Debt begins…’, ‘On Loan,’ ‘Slang Words’, ‘Bleached Midnight’, cioè quasi tutto il nuovo disco. Provo a farmi piacere la serata ma niente da fare, proprio non mi hanno convinto. E la delusione è enorme proprio perché per me “Debt Begins at 30” è tra i 5 dischi dell’anno.

Dante Natale

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