The Futureheads @ Circolo degli Artisti [Roma, 12/Maggio/2007]

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Mi ero ripromesso di farmi un’opinione finale dei “fiuciurez” solo dopo averli visti live. Adesso li ho visti. Sono un gruppo nella media, che fanno dischi nella media pieni di canzoni nella media. Anche i loro show sono nella media, però nella media dei gruppi romani. Se vieni dall’Inghilterra e porti perciò il fardello di essere nato nella stessa culla che ha visto nascere i più grandi gruppi della terra da 40 anni a questa parte, come minimo devo invidiare ALMENO la tua presenza sul palco in quanto italiano, quindi, sottosviluppato musicalmente. Non l’ho fatto. Che poi erano partiti bene: sono saliti sul palco fomentati, sventolando le chitarre, ci credevano sul serio, le luci nelle teste mobili roteavano ovunque facendo un casino visivo pazzesco. Poi le teste mobili si sono fermate ed è rimasta solo la loro musica. Si, il pubblico saltellava, cantava e seguiva i cori, però è troppo facile divertirsi quando sai tutte le canzoni a memoria. Cantare è sempre divertente. La vera difficoltà per una band sta nel far fare avanti e dietro alle teste di chi non ti conosce bene, o per lo meno far battere il piede a tempo a chi non si è ascoltato così tanto i tuoi dischi da poterli cantare. Che poi il problema non è tanto che quello che suonano sembra di averlo sentito centinaia di volte in uno qualsiasi dei dischi indie new wave da playlist di MTV, ma come tutte queste centinaia di gruppi, anche loro fanno della voce uno strumento marginale. Ok le chitarre nervose, ok le distorsioni leggere che sono abbastanza sature da dare l’effetto punk ma non troppo zozzone da risultare troppo poco orecchiabili, ok i mid-tempo ballabili, ma perchè non esiste uno solo di questi gruppi che abbia delle linee vocali che rimangono in testa? Persino i cori sono banali. Eppure i “fiuciurez” vengono dallo stesso paese degli Adicts (i migliori cori della storia). E poi perchè il batterista se ne sta là dietro senza neanche accennare un sorriso, con l’impostazione di un turnista che dietro alle pelli non sta svolgendo che il proprio lavoro? Quello che penso è che se neanche il musicista è entusiasta della sua musica allora perchè dovrei esserlo io? Quello che penso è che se il biglietto di un concerto costa più di 10€ vuol dire che il cachet del gruppo si aggira intorno alle migliaia di euro. Quello che penso è che i “fiuciurez” non valgono i soldi che chiedono. Quello che penso è che i “fiuciurez” ci metteranno molto poco a scomparire dalla circolazione lasciandoci solo dischi che tra 10 anni non varranno più nulla e 14€ in meno nel dindarolo. Però i pezzi dell’ultimo disco che su cd peccano di pretenziosità di produzione, dal vivo suonano molto meglio. Lo ammetto.

Andrea Di Fabio

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