The Frantic @ Lian Club [Roma, 11/Aprile/2009]

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Non c’è ombra di nerd stasera, al Lian Club. A popolare il locale, ci sono da under 20 – in frangetta e Converse – a over 35, che hanno appena cenato e scapperanno dopo i primi due brani del gruppo spalla. Nel mezzo, indie easy listeners di varie misure e colori. Nessuna traccia di occhialuti tacciati di sfiga, probabilmente (quasi) tutti a rapporto in via della Stazione Tuscolana. Un po’ pesce fuor d’acqua, un po’ filo-brit disincantata, giungo nel covo-chic di S. Lorenzo dopo la mezzanotte. Giusto in tempo per non perdermi neanche una nota dei The Lapsus. Cinque romani, probabilmente non oltre i vent’anni, nati – per pose e costumi – nella nazione sbagliata, in apertura anche dei Buzzcocks e quindi, se l’intuito non m’inganna, già con ottime strutture manageriali intorno. Sento di avere un riso stampato in volto dal momento in cui noto l’emo-ciuffo del chitarrista e la maglietta con la banana di Warhol del cantante. Il commento migliore che mi sento di fare è che sembrano degli Strokes inglesi. Quello peggiore, è che somigliare a qualcuno (in fondo) non è mai un complimento. L’originalità non è un optional. Almeno da queste parti. Verso la fine il cantante – spigliatissimo – introduce “un pezzo che secondo me conoscete, e quindi cantatelo”. Parte ‘Hot’n’Cold’ di Katy Perry ma, incredibile, gli astanti non sembrano riconoscere neanche questa. Sarà un buon segno?

Il tempo di qualche prova tecnica, e poco prima dell’una salgono sul palco The Frantic. Cinque giovani londinesi, con un album di debutto in fase di registrazione, che si definiscono rave’n’roll. Riferimento: la scena nu-rave. Lontana parente dei Primal Scream, ma soprattutto figlia dei Klaxons. Onda su onda, verrebbe da dire. Il cantante, con un sorriso stampato in faccia ben più ilare del mio, deve aver fatto propria fino in fondo la filosofia Madchesteriana, aiutini sintetici compresi. Anche in questo caso è un gioco delle somiglianze, seppur più divertente che nel primo caso. Quando c’è il synth danzereccio, la corrispondenza di suoni è decisamente coi Klaxons. Quando c’è (l’ormai consumata) chitarra angolare e le melodie catchy – a tratti in falsetto – il ricordo va ai Bloc Party e ai Kooks, che, ironia della sorte, figurano come dei pionieri in questo “Memory musicale” tra new wave, punk funk, disco e synthame vario. Le All Star non smettono di battere il tempo, e si fanno più incalzanti sul singolo ruffianissimo ‘Killing Time’: cambi di tempo azzeccati, cassa (semi) dritta coatta al punto giusto, melodia che per quanto entra in testa sembra un ritornello continuo. Sull’ultimo pezzo, nonostante l’andirivieni continuo del fonico, c’è un problema tecnico e la musica si ferma di colpo, ma con una battuta si ricomincia “da dove avevano interrotto”. Piuttosto divertenti. Ma niente di più.

Gli alunni hanno studiato bene la lezione. Praticamente a memoria.

Chiara Colli

1 COMMENT

  1. ma voi notate solo i ciuffi e le frange? Emo cosa??? Che deve fare un gruppo giovane per farsi spazio??? Radersi a zero?

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