The Fleshtones @ Circolo degli Artisti [Roma, 8/Luglio/2010]

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In una afosa serata estiva, si presenta un’opportunità inaspettata: non solo riuscire finalmente a vedere dal vivo i Fleshtones, ma anche dover versare solo un modesto obolo di sottoscrizione per entrare, nell’ambito del Festival dell’Unità che si tiene al Circolo degli Artisti. Sulle scene da oltre 30 anni, i Fleshtones hanno firmato con ‘Roman Gods’ e ‘Hexbreaker’ due capolavori del garage-beat anni ’80, divenendo una band di culto fino ai giorni nostri – pur senza avere mai avuto un gran successo commerciale – anche grazie alla qualità dei loro live. Verso le 23 e 30 la sala si riempie e tutto è pronto per iniziare. Peter Zaremba e compari si presentano subito con un coup de théâtre: mentre sul palco ancora non c’è nessuno, un riff di basso risuona per la sala, seguito dagli altri strumenti. A un certo punto i quattro compaiono dall’entrata laterale in mezzo al pubblico, mischiandosi tra la folla. Basso, chitarra e microfono amplificati via radio, rullante portato a spalla: eseguono così tutta ‘Hexbreaker’, quasi come una band di buskers, nel tripudio generale. Una volta guadagnato il palco, la band parte con un show di altissima intensità e qualità. Confesso che, se dei due dischi citati sopra conosco a memoria ogni canzone, non altrettanto posso dire dei tanti altri album da loro pubblicati, dai quali viene invece la gran parte dei pezzi eseguiti. Non per questo il concerto è meno godibile: il suono è ben rodato e la qualità dei tre che suonano gli strumenti indiscussa. Zaremba è ovviamente il centro dell’attenzione, performer navigato da anni di esperienza, guida di uno show in cui qualità sonora ed ironia trovano una sintesi quasi perfetta. Gli excursus tra il pubblico non sono limitati al primo pezzo: il cantante si cala più volte a cantare tra la gente, o si lascia cadere sulle prime file che lo sostengono. A un certo punto di nuovo tutti giù dal palco, ed inizia una gara di flessioni, in cui qualcuno del pubblico viene suo malgrado coinvolto, nonostante il gran caldo.

Non si pensi però a una performance circense basata solo sul cazzeggio: la versione di ‘The Dreg’ da ‘Roman Gods’ è da brividi e tutta la scaletta è eseguita con passione e professionalità. Dopo la prima ora, caldo fatica e alcool si fanno un pò sentire: la voce di Zaremba cala un po’, e l’esecuzione dei pezzi perde qualcosa in esecuzione e compattezza, pur mantendosi su livelli di assoluta qualità. Nei bis finali le altre poche concessioni dai primi dischi: ‘Ride Your Pony’ e ‘American Beat’, eseguite a dire il vero in maniera abbastanza sguaiata. Poi, così come sono arrivati i Fleshtones se ne vanno: uno ad uno scendono dal palco con gli strumenti e attraversano la sala continuando a suonare, fino a scomparire nei camerini in fondo. Poco da dire: fino a che esisteranno band così, ci sarà da divertirsi per gli apprezzatori del rock ‘n roll, ed è da sperare che ancora tanti li ascoltino per farsi trasmettere l’energia di cui sono portatori. Perché – dopo oltre trent’anni – dell’energia dei Fleshtones si sente ancora il bisogno.

Stefano Tonazzi

3 COMMENTS

  1. io gli ho dato la cifra di 1,98 euro, che avrei potuto investire comprandomi un’azione Impregilo, ma ne è valsa la pena

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