The EX & The Brass Unbound @ Piazza Verdi [Bologna, 2/Giugno/2012]

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Inizio a nutrire finalmente qualche speranza per questa città. Da un punto di vista musicale chiaramente. Ci vivo da un anno e i concerti interessanti che mi sono capitati tra le mani sono stati una miseria. Oggi però c’è un evento che ripaga di tutto. I The EX, aiutati dallo stellare quartetto di fiati composto dai pesi massimi Mats Gustafsson (sax), Ken Vandermark (sax), Roy Paci (tromba) e Wolter Wieros (trombone). Per di più gratis e in pieno centro storico. Il vantaggio di essere gratuito dà modo a chiunque di assistere anche, purtroppo per me, ai punkabbestia con i loro cazzo di cani che ti passano sui piedi e ti pisciano a fianco, ma è un problema che riesco a sopportare visto che razza di concerto hanno messo in piedi quelli del Locomotiv Club. Alle 22 in punto quella che per me è la punk band più sincera del pianeta sale sul piccolo palco di Piazza Verdi. Chi sono i The EX non è facile da spiegare visto che sono una band che esiste oramai da più di 30 anni e che ha suonato praticamente ovunque, con chiunque e con una discografia sterminata di singoli, EP, 7”, progetti solisti di ogni tipo. Praticamente impossibile stargli dietro. Hanno spaziato dalla musica eritrea all’hardcore, dal noise al free jazz senza fotterserne mai di niente, insomma la vera pratica che dovrebbe stare dietro all’idea punk. In verità temevo che il quartetto di Roy Paci e soci potesse essere troppo freak, troppo pop, visto il contesto di pubblico universitario come quello di stasera (per chi non è di Bologna, Piazza Verdi è nella famigerata Via Zamboni) e invece mai cazzata più grossa mi era passata per la testa visto che alla fine risulteranno collante magnetico per la musica dei tulipani volanti. Il concerto è basato quasi tutto sull’album ‘Catch My Shoe’ del 2010 a cui ha collaborato lo stesso Roy.

Ed è un concerto che non si dimentica. Quando parte un imput dai chitarristi questo viene ingignantito e ripreso dai fiati che lo accrescono in potenza e valenza artistica, i due gruppi collaborano tra loro percuotendosi e sfidandosi a vicenda in un continuo rincorrersi di cascate di riff. L’aggettivo che meglio mi aiuta a descrivere la loro musica è paura. Sì, la loro musica, pur semplicissima (una semplice nota o un verso, che pur in numerose varianti, viene riproposto ossessivamente) fa paura; fa paura per i toni, per il cantato, per le ritmiche tribali dei toms, per la voce robotica, e per le trombe incalzanti. Il meglio della serata è in brani come ‘Double Order’ o ’24 Problems’, in cui ci sono delle progressioni quasi post-rock. Inizialmente infatti parte la batteria, poi una chitarra, poi l’altra e poi la marcia prosegue piano piano con le 4 trombe per proseguire anarchicamente verso il nichilismo… vedere a questo proposito ‘Bicycle Ilusion’ dove suonano magnificamente a cazzo duro. Siderali, geometrici, disturbanti, pop, minimalisti, punk, avanguardia politica ecco cos’è un concerto dei The EX. Roy e gli altri spesso si ritrovano ad osservare quasi impauriti le propulsioni noise punk degli olandesi, quasi increduli loro stessi di quello a cui assistono. Nell’unico bis concesso destabilizzano il pubblico con un’ennesima prova di forza e muscoli per loro e per i fiati del combo Brass Unbound che, lo ripeto, ha garantito un concerto monstre, assieme alla prova imparagonabile dei The EX.

Dante Natale