The Ex @ Sinister Noise Club [Roma, 19/Marzo/2009]

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Parcheggio volante sull’Ostiense e fuga con disonore per evitare il dazio al bieco parcheggiatore, con il Rockero irrompiamo come un sol uomo nel Sinister Noise e ci fondiamo lungo le scale della sala concerti. Quando ci sentiamo ormai al sicuro, il mio contrito pard esclama un deluso “porcCihannotrovato” indicando i figuri sul palco. Si tratta in realtà della Ililta Band, combo etiope di musica tradizionale. Premetto che il poco che so sull’Etiopia l’ho imparata dal Risiko e che odio qualunque forma di world music dai raggelanti canti degli eschimesi alla insipida salsa cubana. Si comincia con Asnake Gebreyes che anziché sedere dietro i tamburi ci “delizia” con un acuto vociare sorretto dalle trame monotone di Chalachew Ashenafi, maestro (leggo su internet) del masinqo, una specie di mandolino ad una sola corda. Mi si perdoni la superficialità, ma non reggo più di due minuti: alla tradizione africana preferisco un paio di birrette e un intero primo tempo di “I tre superman a Tokyo”, con gli agili protagonisti alle prese con un raggio rimpicciolente. Ray Harryhausen gli fa una pippa a Bitto Albertini.

Quando torno di sotto, l’atmosfera è ormai degenerata in un clima da club med radical chic, con Asnake che percuote le pelli con fragili e lenti colpetti, e con Mesele Asmamaw (w google) che ha raggiunto i sodali sul palco con il suo inseparabile Krar, mentre il buon Ashenafi incita i presenti a ripetere i suoi versi, in un diabolico gioco aperitivo a cui tutti i presenti partecipano entusiasti. Quando scendono sul palco e accennano un trenino, il Rockero non riesce a non sgranocchiare un intero rosario di bestemmie. Intrepido cuore punk. La ragazza al banco dei dischi chiede invasata un bis: gli rubiamo un paio di LP per insegnarle a stare al mondo.

Gli Ex sono una Banda dall’Olanda.

Gli EX hanno fatto quasi 1.400 concerti e inciso una miriade di dischi.

Gli Ex sono la prova che superati gli anta si può suonare punk, essere anarchici convinti e NON scadere nel ridicolo.

Non ci sono creste o borchie sul palco, (il front man sfoggia una sdrucita maglietta di Calvin&Hobbes), ma tre laceranti chitarre e un drumming set granitico. Gli olandesi hanno portato alla perfezione le formule di ‘Pink Flag’ dei Wire: ripetizione mesmerica di accordi, stratificati su un muro di feedback, su cui si innestano infinite variazioni. Il tutto stirato per diversi minuti e sostenuto dalla batteria di Katherina. Precisa. Potente. Impeccabile. Con ogni probabilità, ottima cuoca. ‘Experimental trance-dance avant-afro-punk improv music’ definisce ironicamente il loro sito, a me ha richiamato alla mente i No Means No di ‘0+2=1’, meno muscolari ma molto più noiseggianti. Della forma canzone non rimane nulla: il cantato è un mezzo su cui porre martellanti domande, senza versi o strofe.  Non ci sono ritornelli killer di qualche hit inciso tre decadi fa, che viene ripetuto stancamente in effetto jukebox per racimolare qualche soldo per la birra. Ci sono dei musicisti incazzati e sorridenti, che fanno musica e politica, senza che la seconda prenda il sopravvento sulla prima. Merito di un incessante processo creativo che alla sette note coniuga la sperimentazione nelle arti grafiche e visive, in un continuo divenire che ha portato gli olandesi a condividere il palco con decine di band, da cui, con rara umiltà, hanno sempre voluto imparare: lo dimostra lo splendido lavoro con il sassofonista Getachew Mekuria del 2006. Questa curiosità stilistica ha permesso all’ensamble di sopravvivere a svariati di cambi di formazione, ultimo dei quali la defezione della voce storica G.W. Sok, sostituito dal più giovane Arnold de Boer, già leader degli Zea, versione invecchiata del fanciullo della Kinder, dalle timbriche più incerte tremolanti rispetto allo ieratico incedere del suo predecessore, ma in grado di compensare questa pecca grazie alla sua torturata sei corde. “Buonasera, noi siamo gli EX” dice in un incerto italiano al microfono. E poi hanno spaccato tutto.

Carlo “AguirrefromKonono” Fontecedro

2 COMMENTS

  1. E’ stato stupendo. Forse il migliore dei 5 o 6 concerti loro visti negli ultimi 10-12 anni. E pensare che ero titubante, pensavo che il nuovo cantante fosse una soluzione rimediata, che fosse un tour così così, ecc. Non ci avevo capito un cazzo: hanno reagito alla cosa più incazzati e gioiosi di prima. Una rabbia e gioia contagiosa, che fa stare bene, anche a distanza di giorni (non come tanti fenomeni usa e getta). E una certezza, che gli Ex non si arrenderanno mai. Se ne va l’ennesimo bassista? Vabbè, prendiamo due chitarre baritono (e Katherien alla batteria riempiva poi ogni possibile spazio oltre a tenere i suoi ritmi assurdi, una macchina da guerra). Se ne va il cantante dopo 30 anni? Pazienza, chiamiamo un vecchio amico che suona pure la chitarra e facciamo ancora più casino di prima (con una decina di pezzi inediti – mi pare – di altissimo livello che non fanno rimpiangere la roba vecchia). Questi hanno strappato la terra al mare metro per metro, mica cazzi. Altro che finto indie rock. Gli Ex sono veramente la sostanza fatta forma, letteralmente ti riempiono, di contenuti e di bellezza. Spero che il piccolo locale non fosse stipato all’inverosimile solo per il diluvio di dopo cena, altrimenti c’è veramente qualcosa che non va.

    P.S.: c’eravate ai Neptune (scoperti grazie a loro, tra l’altro) due giorni prima? E’ stato bello, molto bello. Totale, quasi.

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