The Dodos + Wildbirds And Peacedrums @ Circolo degli Artisti [Roma, 4/Maggio/2011]

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La serata del 4 Maggio al Circolo degli Artisti porta a Roma due band in nettissima ripresa: The Dodos, che con ‘No Color’ si riprendono dopo il piattissimo ‘Time to Die’, e gli sposini Wildbirds & Peacedrums che con ‘Rivers’ il quale ripropone i due precedenti EP, si avvicinano lentamente a tradurre su disco la loro bravura dal vivo.

Sono tuttavia i non previsti Luyas da Montreal ad aprire la serata; la sorpresa è comunque piacevole, i quattro canadesi, nonostante evidenti limiti che palesano in particolare in qualche finale decisamente impreciso, divertono e in certi momenti incantano, in particolare grazie a Pietro Amato (corno) e Stefan Schneider (batteria) dei più celebri Belle Orchestre. La timidezza con cui Jassie Stein lascia il palco non può che farmi simpatizzare con i giovani quebecois che di lì a poco sarebbero partiti per una data Svizzera.

Mentre il pubblico comincia ad affluire numeroso in sala Mariam Wallentin e Andreas Werliin entrano sul palco senza una parola e iniziano a suonare accompagnati da un terzo anonimo membro impegnato perlopiù in lunghi pad di synth. Sia la voce di Mariam che l’impianto percussivo guadagnano moltissima dinamica dal vivo rispetto a quanto sentito dai lavori in studio, la presenza scenica della cantante che danza sulla sua musica incanta l’audience che si spertica in lunghissimi applausi che talvolta coprono la musica del gruppo che non si fermerà mai se non per presentarsi poco prima della fine della performance e dell’immancabile bis. La setlist bilancia perfettamente il corale ‘Retina’, indebolito in sede live per la mancanza di voci, e ‘Iris’ decisamente più ritimico e urbano adattissimo per la riproposizione dal vivo; il finale è un tripudio e riconferma la band come una delle realtà europee più convincenti dal vivo.

I Dodos salgono sul palco a mezzanotte, Logan Kroeber si avvicina alla sua batteria senza cassa, charleston e ride al centro del palco, calza il suo tamburine e il concerto comincia senza indugi. L’entusiasmo latita abbastanza, la band stessa ci mette molto a scaldarsi e buona metà del pubblico che riempiva il Circolo sembra scomparsa, sarà qualche pezzo dal loro acclamato ‘Visiter’ che risveglierà l’interesse degli astanti e dello stesso Meric Long che inizierà a suonare e cantare con maggiore convinzione; alla destra del palco invece un impassibile chitarrista, con la presenza scenica di un palo di cemento sembra totalmente estraneo all’evento, inutile dire che si rimpiange l’assenza di Joe Haener ma soprattutto di Keaton Snyder. Proprio quando la performance sembra raggiungere il suo picco emotivo arriva il momento dei saluti, rimane l’amaro in bocca per una band che sembrava dover esplodere ma che, nonostante l’originalità della proposta, non ha fatto il salto di qualità che tutti noi aspettavamo, alla fine della fiera a oggi non resta che uno scarno “carini” per descrivere il duo di San Francisco.

Luigi Costanzo

2 COMMENTS

  1. ottima recensione Luigi!

    anche a me sono piaciuti molto i wildbirds & peacedrums, ho trovato un set coinvolgente e commuovente… i testi i movimenti i ritmi… parecchio interessante e non mi sono mossa dalla terza fila. tra l’altro il batterista aveva la batteria componibile, stava sempre aggiungendo gingilli vari.

    per quanto riguardano i dodos, anche a me mi hanno lasciato un po’ così—cioè è strano quanto poco rendevano in confronto ai loro dischi che invece suonano da paura. riguarda l’extra chitarrista (il cosidetto “palo di cemento”), viene da calgary che si trova in alberta, un posto parecchio freddo…forse per quello non si muoveva (nota bene: aveva il maglione sul palco)…

    …ma scusa, se parliamo del freddo… Mariam & Andreas vengono dalla svezia e mica erano pali di cemento 🙂

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