The Dodos @ Stalker Reloaded [Padova, 25/Novembre/2008]

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Nonostante sia Martedì e nonostante faccia un freddo quasi-polare, non possiamo scoraggiarci e continuare a crogiolarci in divano davanti ad una TV oramai spazzatura. Ci sono i Dodos stasera, a Padova e non possiamo perderli! Sull’onda dell’entusiasmo suscitato dall’ascolto ripetuto di ‘Visiter’, il loro meraviglioso secondo album uscito qualche mese fa per la French Kiss Records (la stessa dei favolosi Les Savy Fav, tanto per fare un nome), sfidiamo le intemperie climatiche, saltiamo in macchina e, muniti della fastidiosa vocina computerizzata che ci guiderà al noi ignoto Stalker Reloaded, accorriamo a vedere questa giovane band formata dai due ragazzi di San Francisco.

Il locale si rivela essere un grande pub, abbastanza freddo (sia in senso figurato che propriamente climatico) con palco molto basso ed impianto fonico non all’altezza. Nemmeno il tempo di sorseggiare una birra che entra la band destinata ad aprire il concerto. Purtroppo avevamo già saputo che The Ruby Suns, l’ensemble pop neozelandese che doveva fare il tour assieme ai Dodos, non sarà qui stasera. Peccato! Cercheremo comunque di procurarci qualcosa in formato discografico per verificarne le lodi tanto decantate (anche dallo stesso Meric, cantante dei Dodos). Suonano invece i El Cijo, vengono da Ancona e il loro primo CD, uscito proprio questo mese, ha già fatto parlare gran bene di loro. Qualche problema tecnico, che purtroppo non risparmierà nemmeno i Dodos, con i volumi degli strumenti un po’ troppo bassi (3 chitarre acustiche e una batteria suonata con spazzole) e il concerto fila via liscio e ci lascia un piacevole ricordo di questa band che a tratti ricorda i Calexico nel loro mescolare country folk e tex-mex suonato con raffinato vigore.

Finalmente dopo un cambio palco che si dilunga un po’ troppo, entrano in scena i nostri amici di Frisco che dal vivo (o forse per sempre?) si presentano in tre: Meric Long che alterna le sue chitarre acustiche e semi-acustiche e canta con due microfoni, Logan Kroeber che suona divinamente in maniera tribal-percussiva un drum set senza grancassa e charleston ma con due timpani e tamburello manovrato col piede e il nuovo arrivato, Joe, che si piazza al centro con un imponente vibrafono, un toy-piano (forse, non si riesce bene a capire) e un grande bidone argentato che verrà percosso nei brani più tirati. Sarà il suono metallico del bidone, saranno le percussioni quasi-afro di Logan, sarà che  Meric Long è un ottimo chitarrista, oltre che un mago del fingerpicking, sarà la sua bellissima voce che disegna melodie bluesy-folk che ti si appiccicano subito addosso, ma lo show è un flusso quasi ininterrotto di emozioni, suoni, sogni che ci lasciano avvolti in questa atmosfera per tutta la durata del concerto. All’inizio sembra quasi che vogliano fare ‘Visiter’ dall’inizio alla fine perché i primi brani dell’album vengono riproposti nella loro sequenza originale, con quindi la strepitosa ‘Fools’ che viene un po’ bruciata, quando forse ce la saremmo aspettata magari come bis. Ai brani già conosciuti se ne aggiungono invece altri, molto presumibilmente tratti dal loro misconosciuto CD d’esordio, che fortunatamente viene venduto al solito banchetto del merchandising. La musica proposta dal trio è una sorta di pop folk psichedelico che raggiunge il suo apice nei brani più lunghi, come ‘Jodi’ e ‘God?’, che ci fanno venire in mente un po’ i primi Feelies e soprattutto, per chi se li ricorda, una band inglese che abbiamo molto amato negli anni ’80, The Woodentops. Dopo soli 45’ di show sembra che la band voglia proprio lasciare il palco ma il pubblico, discretamente numeroso, li acclama a gran voce e Meric & Logan, convinti proprio dagli “one more”urlati, riabbracciano i loro strumenti e ci regalano un’ultima canzone, che non riconosciamo ma che ci lascia la curiosità, una volta a casa di ascoltare il loro primo misconosciuto disco (comprato al banchetto di cui sopra per l’onesta cifra di 10 euro) ed esclamare “ah si! Era questa!”.

Henry & Michelle

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