The Dandy Warhols @ Circolo Magnolia [Milano, 18/Febbraio/2017]

394

A quasi un anno di distanza dalla loro ultima data italiana, sono tornati nello Stivale i Dandy Warhols, la formazione capitanata da Courtney Taylor-Taylor originaria di Portland, Oregon, per la seconda parte del tour a supporto di ‘Distortland’, ultima fatica discografica degli statunitensi che solo parzialmente sono riusciti a reagire al decennio negativo post ‘Thirteen Tales From Urban Bohemia’/’Welcome To The Monkey House’. All’indomani della data al Monk di Roma, i Dandy Warhols si sono esibiti al Circolo Magnolia di Milano, con buoni riscontri di pubblico e numeri quasi da tutto esaurito. Posticipato di circa un quarto d’ora l’inizio del concerto, Courtney Taylor-Taylor, Peter Holmström, Zia McCabe ed Eric Hedford si sono presentati sul palco avvolti dal fumo fra gli applausi dei presenti. Il concerto è iniziato sulle note di ‘Be-In’: se da un punto di vista meramente musicale i Dandy Warhols hanno ingranato in un batter d’occhio, lo stesso non può dirsi per Courtney, la cui voce era pressoché impercettibile e non per difetti di acustica. È stato, praticamente, il leitmotiv del concerto: se durante classici come “Get Off” o di brani più recenti come ‘Catcher In The Rye’ questo problema è stato meno evidente, il frontman della band è parso spesso in difficoltà, specialmente in occasione di ‘We Used To Be Friends’, quando è stato praticamente sostituito dai presenti. Il live, comunque, è stato godibile grazie alla buona prestazione dei singoli, spesso capaci di impreziosire i brani con lunghe code strumentali dai suoni distorti e vagamente psichedelici. È il caso di ‘Plan A’, ‘Holding Me Up’ e, soprattutto, di ‘I Love You’, di gran lunga il momento più brillante del concerto grazie alle ottime chitarre e al generoso apporto offerto da Zia McCabe, apparsa particolarmente in forma. Sono stati, invece, soltanto tre i brani estratti da ‘Distortland’: oltre alla succitata ‘Catcher In The Rye’, il quartetto di Portland ha proposto una ‘STYGGO’ più ruvida della versione in studio e la sorprendente ‘You Are Killing Me’, la cui dimensione sembra essere davvero il live, in virtù di una resa decisamente migliore di quella su disco. Negli ultimi minuti del concerto, come prevedibile, il clima è diventato rovente durante ‘Bohemian Like You’: si saltellava dalle prime alle ultime file e il coro dei presenti sovrastava, neanche a dirlo, la voce di Courtney. Dopo l’uscita di scena della band, la musica e le luci hanno convinto qualcuno che il concerto fosse finito. A suggellare il bis, invece, è stata l’ottima ‘Boys Better’, effettata, energica e intensissima per tutti i suoi cinque minuti scarsi di durata. È stato un concerto dal doppio volto: molto valido musicalmente, scarso per quanto riguarda il cantato. I Dandy Warhols, nove mesi dopo l’ultimo concerto, confermano di trovarsi nella difficile situazione di chi cerca, con stile, di mascherare una carenza che, però, in alcuni casi risulta anche troppo lampante per non poter essere notata.

Piergiuseppe Lippolis

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here