The Damned @ Init [Roma, 11/Febbraio/2009]

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Ogni volta lo stesso dubbio: come sarà il concerto stavolta? Cadaveri ambulanti o seratona? Quando ci son di mezzo i gruppi di trent’anni fa c’è sempre l’enigma, il dubbio, l’incertezza. C’è la possibilità di andare incontro a una serata grandiosa così come ad una da schifo. Questa è stata metà e metà. Arrivo che fa un freddo assurdo, un vento che proviene dagli Urali più bui, si è concentrato sull’Init; ovviamente proprio stasera mi sono vestito leggero (“tanto dentro fa caldo”) e ovviamente proprio stasera c’è la fila di mezz’ora per entrare. Sopportiamo e avanziamo a tentoni. La folla è variopinta: qualche punk, creste, 50enni, ma un sacco di gente normale più che altro. Non è il raduno anarco punk che si può trovare, ad esempio, ad un concerto degli Uk Subs o degli Exploited.

Il gruppo spalla me lo perdo, causa fila, parcheggio etc etc. Sorry. Dopo un’ora quasi di cambio palco, che fa saltare i nervi alla maggior parte dei presenti (tantissimi, davvero una gran folla), finalmente il roadie si toglie dai piedi e fanno il loro ingresso le leggende: The Damned. Non starò qui a fare la biografia della band, il cui albero genealogico comprende i più importanti artisti della scena punk/new wave inglese, così come l’elenco dei dischi importanti; fate da voi, non stiamo parlando di una band qualsiasi. Dave Vanian si presenta vestito per metà con un camice da infermiere e per l’altra metà da iettatore napoletano, con tanto di guanti neri, occhialetti scuri, capelli ingelatinati all’indietro ben ordinati e corti, più baffetti da camorrista. Captain Sensible, il solito cazzone della band, ha la coppola rossa e gli occhiali stile Toy Dolls, la montatura bianca per capirci. Alle tastiere Monty Oxymoron, dal 1996 nel gruppo. Un personaggio che definire buffo è poco. Ne riparleremo.

La band si gioca praticamente subito i classici come ‘Wait For The Blackout’, ‘Love Song’, eseguite quasi subito e inframmezzate da brani nuovi come ‘Dr Woofestein’. Come suonano in soldoni? Indubbiamente le prime file si sono sbizzarite nel solito pogo da idioti dimostrando di gradire. Idioti non perchè pogano ma perchè un paio di ragazze delle prime file quasi piangevano dal dolore e dalla rabbia per le botte che si sono prese (la vigliaccata di palpare qualcosa in questo modo becero la conosciamo tutti purtroppo). Nel complesso però non è che i Damned abbiano realizzato chissà quale concerto esemplare. Mi spiego: innanzitutto le lunghissime pause tra un brano e l’altro; non erano in grado di suonare due brani attaccati e concentrare quindi un po’ di energia. Ogni volta dovevano accordarsi tra di loro su cosa eseguire e Dave doveva avvicinarsi alla scaletta per controllare qual’era il brano. Ogni volta che il concerto sembrava stesse decollando ecco che loro lo rallentavano con ‘ste cazzo di pause. Poi non hanno eseguito un sacco di classiconi tipo ‘Melody Lee’, ‘History Of The World’, ‘Silly Kids Games’, ‘Drinking About My Baby,’ ‘Under The Floor Again’ ed ‘Eloise’, tanto per dirne alcune, preferendo nientemeno che fare un paio di cover tra cui ‘Alone Again On’ dei Love. Aggiungo anche che ‘Smash It Up’ l’hanno fatto lenta e fiacca. Va però detto che Dave ha cantanto benissimo, la voce ancora gli regge, si è mosso bene e ha interpretato i brani in maniera teatrale. Captain Sensible ha fatto il buffone per tutto il tempo scherzando di continuo e il tastierista ha ballato continuamente nella maniera più assurda possibile. Un bufalo o un orso che ballano la tarantella avrebbero fatto miglior figura. Ma almeno era simpatico. Momento migliore credo sia stato ‘New Rose’ ma anche ‘Neat Neat Neat’, due bordate niente male.

Insomma, ho visto di meglio, è vero, ma decisamente di peggio per cui gli diamo una sufficienza piena, ma non di più. Due note di colore a concludere. La prima riguarda un giovane esegeta dell’Oi che, spinto dal vero spirito punk che lo nutre, ha sputacchiato sulla band fin da subito seguito da suoi loschi e cattivissimi amici. Captain non l’ha presa bene e gliel’ha detto “Don’t spit, it’s rubbish!” e se n’è andato nel camerino minacciando di non tornare. E’ dovuta intervenire la security, alla vista della quale il nostro piccolo grande eroe se l’è fatta nel pannolone. Sul finale poi, mentre facevano la loro pausa infinita prima di attaccare il  pezzo seguente, un ragazzo, probabilmente rottosi i coglioni di aspettare, ha iniziato a cantare sguaiatamente lui la canzone. Captain gli ha passato il microfono, questo ha continuato a cantare e visto che la sapeva tutta, la band gli è andata dietro e gliel’ha fatto finire tra le risate e gli applausi generali. Fine del concerto dei The Damned.

Dante Natale