The Cure @ P.zza San Giovanni [Roma, 11/Ottobre/2008]

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Un‘attesa lunga e spossante quella che precede l’esibizione romana dei Cure, headliner al concertone del “Coca Cola MTV Live” in piazza San Giovanni. È una moltitudine varia e variopinta quella presente: dark, coatti, quindicenni, ignari, ignavi, universitari, turisti, sino ai sopravvissuti agli anni ’80. Non abbiamo volutamente assistito alle performances di John Legend, Giuliano Palma e degli Zero Assoluto per non tediarci troppo prima dell’evento. Non appena Robert Smith sale sul palco ci si commuove nel ricordare il peso artistico (e non solo quello, nda) che hanno avuto lui e la band. Sono trascorsi diversi anni dall’ultima volta che lo abbiamo visto. Lo ritroviamo sempre più imbolsito che imbraccia la sua immancabile chitarra con il solito carisma e il trucco sbavato (lui sì che ha lasciato le tracce di rossetto di Greilmarcusiana memoria), intona i primi pezzi. La voce è quella che conosciamo, meravigliosamente occlusiva ed espressiva, ma i pezzi sono deboli, semplicemente “brutti” come tutto l’ultimo album: ‘4:13 Dream’. Peccato che la prima parte del live, un’ora piena o forse più, sia tutta incentrata su questi. Terminata la quale vanno via, sale la conduttrice, tale Carolina, e ci annuncia la seconda parte della performance che sarà incentrata sui “classici” della storica band.  Riaprono con ‘Lullaby’, a seguire: ‘Fascination Street’, ‘In Between Days’, ‘Just Like Heaven’, ‘Love Song’, ‘Friday I’m In Love’. Concludono con ‘Boy’s Don’t Cry’ nel plauso generale. Contrariamente al titolo del vecchio brano di chiusura, però, ci verrebbe da piangere lacrime amare. Perché è stata un’esibizione priva di atmosfera, di magia, di lirismi. Siamo stati depredati anche delle introspettive chitarre che hanno coniato il sound dei Cure assieme a quelle tastiere che come tappeti sonori fluttuanti non erano presenti stasera. Tutto ha contribuito a sminuire anche i vecchi splendidi pezzi che non suonavano come avrebbero dovuto. Abbiamo ascoltato, invece, arrangiamenti scarni, inesistenti, mal riusciti, brani nuovi dalle liriche banali, oltre ad un’acustica pessima e a volumi bassi che mettevano in risalto solo la vocalità di Smith a scapito di tutto il resto, chitarre, in primis, penalizzate. Se la birra non fosse salita nel nostro cervello a renderci un po’ più brilli un po’ più lievi e a far finta che i Cure godano di ottima salute artistica, staremmo male a constatare quanto siano divenuti inconsistenti così dannatamente vuoti. Sono persino lontani i tempi del pop di ‘Why Can’t I Be You’ (non avremmo mai sognato di dovercelo rimpiangere), del singolo studiato per scalare le hit, che in qualche modo  risultava “intelligente”. Stasera abbiamo assistito alla fine di un’era, la fine di un artista, speriamo sia solo momentanea. È  la morte dell’ispirazione e della vena compositiva che lo aveva contraddistinto e ne aveva fatto uno dei massimi poeti romantici di questi ultimi  trent’anni.

Mariagloria Fontana

5 COMMENTS

  1. Non sono d’accordo…
    io non c’ero là e di certo avrei fatto fatica a seguirli anche se ci fossi stato…sentire brani tutti nuovi, specie se dei Cure, è difficile…sono difficili ad un primo ascolto anche su disco, da sempre…è sempre stato così, da quando li conosco, dal 85 più o meno…me lo sono quindi rivisto su youtube ed ora posso dire la mia, ora che i brani li conosco a memoria. Essi sono di sicuro le cose migliori dai tempi di Wish in linea di massima posso dire: Underneath the stars, The Hungry Gost, The Scream e It’s over sono dei capolavori, semplici, dirette emotive e fresche…le altre sono alcune belle (come sirensong, Switch, sleep when i am dead) ed altre sufficienti)….

    The Head on The door, per citare un disco che tutti conoscono (ed è un bel disco) non è meglio di questo è solo diverso. Per me stanno facendo un bel lavoro, tante band alternative inutili di oggi dovrebbeo imparare da Smith e soci…e poi suonano con una verve da fare invidia.

    W.

  2. io aspetterei prima di dare giudizi aspettati, è vero che le tastiere erano fondamentali nei cure
    vi ricordo però che anche -kiss me kiss me kiss me- fu etichettato come un brutto disco ed ora riconosciamo tutti il valore di quel lp.

  3. ogni opinione ha un suo valore, questo è fuori discussione. Io mi sono limitata a fotografare ciò che i miei occhi e le mie orecchie hanno ascoltato e percepito, a dare il ‘mio’ giudizio, apodittico o meno, faccio questo per passione e per ‘lavoro’. So che i Cure non sono una band da ‘primo ascolto’, li seguo anch’io da quasi 20 anni, ho avuto occasione di vederli live numerose volte e li ho amati molto, anche quando tutti ne decretavano la fine nel ’92 con Wish, un disco, a mio modesto avviso , intenso, degna prosecutio di quel percorso che Smith ha portato avanti, non voltandosi mai indietro, rinnovandosi sempre, lungo tanti anni ed entrando , inutile dirlo, di diritto nella storia della musica…
    Comunque, mi fa piacere aver acceso un piccolo ‘dibattito’ . Leggere pareri discordanti dal proprio ma corroborati da considerazioni così pertinenti;) è sempre un bel motivo di confronto.

  4. io c’ero, a quella brutta serata, e sono pienamente d’accordo col reporter.
    da dove ero posizionato le chitarre si sentivano, il basso no.
    ma si sentivano anche gli orrori di una band ormai senza ragion d’essere che rimpinzare il già colmo contocorrente di ognuno dei componenti…qui potete sentire boys don’t cry http://i202.photobucket.com/albums/aa299/fanucclo/?action=view&current=MOV05827.flv … vi accorgerete, oltre che del timbro esausto di smith, anche di un errore alla chitarra… non siamo qui fargli il processo, d’altronde non m’aspettavo di certo la magia, la poesia, il “darkume” in un live così male assortito dagli organizzatori, gratis e con uno stage variopinto e non tuttonero 😛 però diamine, degli arrangiamenti imbarazzanti e una verve indegna del nome che portano…
    ah parlo dei classici, il disco nuovo non lo conosco e a primo ascolto stabbenellà
    baci
    w i cure

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