The Cribs + The Answer @ Spazio 211 [Torino, 10/Luglio/2012]

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La moda autolesionista dell’essere umano di settare i condizionatori a 10° quando fuori ce ne sono almeno venti di più, ha messo fuori gioco il vostro recensore nella serata dei Nouvelle Vague. I racconti di chi c’era però, non bastano per scrivere due righe sulla serata. [Inconvenienti] 


Mi rimetto in sesto per l’ultima serata di sPAZIALE 2012: ci sono i Cribs che seguo da tempo e non voglio assolutamente perdere un gruppo che è come un diamante grezzo nel mondo dell’indie rock, capaci di infilare negli ultimi dischi collaborazioni di alto calibro; si parla di Johnny Marr e Lee Ranaldo, non so se mi spiego. 
La serata non è proprio per tutte le tasche: 15 € forse sono troppi e quando iniziano i The Answer la gente sotto al palco si può contare facilmente e non supera le 50 unità. Lo spettacolo degli irlandesi si rivela una piacevole macchina del tempo: le movenze del frontman Cormac Neeson ricordano alla perfezione quelle di un Robert Plant dell’epoca zeppeliniana. La proposta di questo gruppo hard rock non è delle più innovative, però vorrei dare loro il merito di aver messo una grinta sul palco che meritava una folla oceanica, invece di pochi adepti. [Retromaniaci]. 

Per quanto riguarda il pubblico ai Cribs non è andata certo meglio, ma i tre fratelli di Wakefield (sorretti da un chitarrista che, nonostante le nostre speranze, non era Johnny Marr) han saputo dare una scossa alla serata. Sono grezzi, ruvidi e hanno imparato i fondamentali della musica da dei buoni maestri. 
Non si prendono un secondo di pausa tra un pezzo e l’altro e dopo un inizio folgorante arriva il singolo che all’epoca me li aveva fatti apprezzare; ‘Mirror Kissers’ fa cantare un po’ tutti i presenti lì sotto, così come ‘Cheat On Me’ e la perfezione pop di ‘We Share The Same Skies’. Probabilmente gli incontri con due personaggi del calibro di Marr e Ranaldo hanno fatto maturare il gruppo tanto da farlo passare da un garage-rock sporchissimo e melodico fino a canzoni di chiara ispirazione Sonic Youth, come ben dimostrato da ‘Be Safe’ con un ritornello che ti si stampa in testa al primo impatto e il faccione di Lee Ranaldo proiettato alle spalle della band a declamare il resto delle liriche. Sul palco questi ragazzoni si divertono non poco; complice l’alcool e un po’ di sana follia, si fanno beffa dei Queen con battute taglienti (e un accenno di ‘Bohemian Rhapsody’) e forse per scrollarsi di dosso il peso dei pochi presenti riescono anche a dire “hi, we are the beatles from liverpool”. Puro divertimento. La conclusione, a mezzanotte precisa, è affidata ad un muro di feedback e strusciamenti di chitarre contro qualsiasi cosa capiti a tiro:aste dei microfoni, spie, amplificatori. Degna conclusione per uno dei festival più importanti del nostro paese, che spero di poter frequentare anche il prossimo anno [Impetuosi].

Andrea Sassano

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