The Courteeners @ Circolo degli Artisti [Roma, 22/Maggio/2010]

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Non saranno i nuovi messia di Manchester questi Courteeners, ma un’ora intensa, sudata e coinvolgente riescono senz’altro a regalarla. Un concerto che ben presto si trasformerà in una festa, grazie anche ai cori da pub intonati da un folto drappello di mancuniani, e sotto al palco un pogo travolgente e quasi ininterrotto. L’euforia di giovani e vecchi fan di una scena che ormai non ha molto più da offrire, quella dell’indie rock d’oltremanica che ha visto brillare band come Libertines e Kooks. Al mio arrivo in sala in realtà lo scenario è piuttosto desolante: sono in pochi ad assistere alla performance del gruppo spalla, i romani Sadside Project. Non sono mai stato un grande fan dei duo chitarra e batteria, ma devo dire che la potenza dei loro riff ha un impatto tale da rendere insignificante l’assenza di basso o chitarre aggiuntive. A tratti poi il batterista gioca con il synth, e il chitarrista si diverte a dilatare i suoni con l’archetto di violino. Nel complesso sicuramente un ottimo garage, che strizza l’occhio all’hard blues con melodie efficaci. Peccato perchè avrebbero sicuramente meritato un pubblico più numeroso.

Intorno alle 23 il locale inizia a riempirsi, i fan inglesi chiamano a gran voce i loro idoli, e finalmente i pupilli di Morrissey fanno il loro ingresso sul palco con due birre a testa, che finiranno già verso metà concerto. Si parte subito in quarta con ‘Acrylic’, uno dei singoli che li ha fatti diventare degli eroi in patria qualche anno fa. Vengo immediatamente travolto dal ballo collettivo, in molti cantano con foga le canzoni di ‘St.Jude’, e in quanto a potenza non ci sono dubbi, i pezzi del loro album d’esordio sono proprio quelli più adrenalinici e trascinanti. Credo però che la band abbia dimostrato una maturità inaspettata con il nuovo disco: la spigolosità e i ritmi frenetici del primo album sono sostituiti in ‘Falcon’ da un suono più rotondo, che non solo si addice alla perfezione alla voce calda di Liam Fray, ma è arricchito spesso dall’innesto di tastiere che contribuiscono a rendere i toni più scuri e introspettivi. Alcuni arrangiamenti orchestrali accrescono ulteriormente la solennità del lavoro, come nella ballata ‘The Opener’, un piccolo gioello pop dal finale epico e toccante, peccato che la versione live perda gran parte della sua magia a causa dell’assenza dei violini. Riescono sicuramente ad emozionare di più le sonorità new wave di ‘Cross My Heart And Hope To Fly’ e la romantica ‘Take Over The World’, poi l’atmosfera si surriscalda nuovamente nel finale quando Liam introduce la b-side ‘Smiths Disco’ con tanto di dedica a Morrissey: a questo punto si alza il coro “Mo-rri-ssey, Mo-rri-ssey, Mo-rri-ssey”, ed è quasi una festa di compleanno, visto che proprio il 22 Maggio il grande Moz compie 51 anni. In chiusura è di nuovo un pogo sfrenato sulle note di altri due pezzi di punta del primo album, ‘Not Nineteen Forever’ e ‘What Took You So Long’, purtroppo non c’è piu’ spazio per il rockabilly di ‘Bide Your Time’, che sarebbe stato la ciliegina sulla torta. A fine serata baci, abbracci e foto di rito per Liam, accerchiato da una folla di ragazzine euforiche. Mentre il tastierista è sempre intento a sorseggiare l’ennesimo bicchiere di birra.

Matteo Ravenna

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