The Comet Is Coming @ Monk [Roma, 10/Maggio/2019]

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Ad un certo punto è diventato un problema. Esattamente da quando ho iniziato a pensare “e adesso come lo inizio l’articolo domani?” poi la notte (breve) ha portato consiglio, alla fine era facile: concerto dell’anno, almeno per ora, ma sarà tosta fare meglio. Ho scoperto The Comet Is Coming tre anni fa circa, con il brano ‘Neon Baby’, è stato colpo di fulmine, sicuramente il progetto musicale più interessante e stimolante in cui mi sia imbattuto negli ultimi tempi. Aspettavo dunque questo live da molto tempo, avevo aspettative molto alte ed ecco, immaginavo fossero forti, ma non così tanto. Il power-trio 2.0 inglese si presenta con Max Hallett alla batteria, Dan Leavers a tastiere e synth, ma soprattutto Shabaka Hutchings (già membro dei Sons of Kemet), al sax, tre elementi portentosi che dominano il rispettivo strumento dimostrando un talento fuori dal comune sia individualmente che come ensemble. Il Monk è quasi gremito, ad occhio e croce saremo stati tra le 400 e le 500 presenze, per fortuna. Già, perché nonostante la stampa estera straveda per loro, non mi era ben chiaro se e come la macchina dell’hype avesse lavorato su questo concerto, poi Roma è una città particolare da questo punto di vista, puoi essere bravo quanto vuoi, ma senza hype non vai da nessuna parte. Un ulteriore ostacolo sarebbe potuto essere rappresentato dalla concomitanza con il concerto dei Nu Guinea in un’altra venue vicina ed il timore era che i più si sarebbero fatti prendere dal “campanilismo” (senza nulla togliere ai Nu Guinea) e The Comet Is Coming rischiassero così di non avere una platea degna. Invece la risposta è stata eccellente, è stato un trionfo ed il verdetto unanime, concerto pazzesco, come se ne vedono davvero pochi ormai. La prima sensazione che si è iniziata ad impadronire degli spettatori è stata la curiosità, cercando di inquadrare la situazione o intuire dove sarebbero andati a parare questi tre tipi strani sul palco, che miscelano in modo sbalorditivo funk e acid jazz con un’elettronica oscillante tra dub, big beat, trip hop, techno e dintorni con una spiccatissima propensione psichedelica, facendo velocemente subentrare un senso di fatica nel credere ai propri occhi ed alle proprie orecchie. L’ultima fase è l’abbandono, fondamentalmente di sé stessi, troppo difficile cercare di analizzare e catalogare quello che sta succedendo sul palco, molto meglio lasciarsi andare ed inghiottire da questa specie di rituale sciamanico alieno, fuori dal tempo e dall’universo conosciuto. La performance dura quasi due ore ed ha pochissime pause, anche perché quando uno o due membri del trio si concedono un momento di riposo gli altri si adoperano in assoli resi straordinari per come tecnica ed imprevedibilità vengono messe al servizio del gusto e del divertimento del pubblico, quindi senza annoiare nemmeno per un istante. Con soli due album all’attivo, il primo formidabile ‘Channel The Spirits’ e ‘Trust in the Lifeforce of the Deep Mystery’ uscito lo scorso marzo, The Comet Is Coming hanno già assunto le fattezze e la sostanza del gruppo di culto.

Niccolò Matteucci

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