The Chemical Brothers @ Rock In Roma [Roma, 19/Luglio/2018]

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Altro giro, altra corsa. Stasera tocca ai Chemical Brothers confrontarsi con il 2018 e vedere come ne usciranno. Ormai approcciare in maniera critica alle esibizioni di band seminali, o di una certa rilevanza storica, somiglia sempre più ad un incontro “last man standing”, staranno ancora sul pezzo? Avranno ancora il seguito che meritano? Faranno il fuoco o sarà una minestra riscaldata? Sia chiaro, questi pensieri occupano solo metà della mia testa, l’altra metà dice semplicemente “Daje pè i Chemical Brothers!”, come giusto che sia. Neanche a farlo apposta il fato ha voluto che proprio stasera e proprio all’ora in cui mi dirigevo verso l’Ippodromo delle Capannelle uscisse anche il nuovo singolo dei Prodigy, band che assieme agli stessi Chemical Brothers dominò la scena elettronica, breakbeat e big beat in particolare nella seconda metà degli anni 90. A giudicare dalle apparenze sembra che i Prodigy rispetto ai loro colleghi siano riusciti a “rivendersi” meglio tra le nuove generazioni, probabilmente grazie anche ad un assetto diverso ad alla presenza di due frontman piuttosto riconoscibili.

Tom Rowlands e Ed Simmons sembrano richiamare più nostalgici, più intenditori, poi c’è anche qualche gruppo di ragazzi sui 25 anni, ma la media in generale sembra essere più alta. Sono aspetti importanti, perchè occorre capire dove piazzarsi in questi casi, quindi per non correre il rischio di avere intorno gente non adeguatamente fomentata la cosa migliore da fare è andare più avanti possibile, non trattandosi di un concerto “in piena regola” non è difficile farsi strada e anche tra le prime file c’è uno spazio vivibile per poter ballare, saltare, ecc. Le luci stroboscopiche, gli accecatori, i laser, i visual ipnotici ed estranianti contribuiscono a trascinare il pubblico in un vortice che il duo britannico controlla e decide come far agitare o calmare per circa un’ora e mezza. Non si riesce ad avere la percezione di cosa venga suonato effettivamente dal vivo ad un live dei Chemical Brothers, Rowlands e Simmons sono circondati da una montagna di apparecchiature, sembra il pannello di controllo di una navicella spaziale e quello che effettivamente fanno è portarti a spasso attraversando il tempo grazie alle tracce estratte dalla loro discografia, dai classici alle più recenti in un mood elettro-psichedelico coinvolgente ed esaltante.

Neanche a dirlo, i vecchi cavalli di battaglia sono quelli che riscuotono più apprezzamento, il metro di giudizio è presto detto grazie al numero di telefonini che si alzano per immortalare il momento, quindi eccoli lì che si sprecano, formando tappeti luminosi su ‘Hey Boy Hey Girl’, ‘Galvanize’, ‘Believe’ e tutti i singoloni della decade tra 1997 e 2007. Tra le nuove, o meglio, le più recenti, una menzione particolare va fatta per ‘Escape Velocity’, tra le migliori della produzione più recente, per quanto pure gli estratti dall’ultimo album ‘Born In The Echoes’ non passino inosservati. Il risultato è stato un set bello, non incredibile, ma che lascia soddisfatti, probabilmente questo per i Chemical Brothers è il compitino, segno che quando vogliono possono tranquillamente scalare la marcia ed accelerare, o decollare, a seconda dei casi. Il ricordo migliore, che incornicia la piacevole serata è legato alla chiusura, in cui sullo schermo gigante hanno iniziato a scorrere una serie di immagini di dipinti sacri, anzi di Gesù, santi e demoni, accompagnati inizialmente dal coro di una parte di pubblico che ha intonato un altisonante “Gesù Cristo alè alè” ripagato con un sontuoso remix di ’Sympathy For The Devil’. E’ quasi magia.

Niccolò Matteucci