The Briefs @ Circolo degli Artisti [Roma, 16/Marzo/2006]

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Avevo voglia di questo concerto. Avevo voglia di vedere i The Briefs dal vivo dal primo momento in cui mi sono imbattuto nella loro musica. Tra le nuove leve sono tra i pochissimi gruppi r’n’r che sono riusciti a farmi percepire quella sorta di gioia bambinesca che solo Buzzcocks, Ramones, Adverts, Dickies, Cheap Trick, Descendents hanno saputo darmi negli anni. I The Briefs sono un gang di Seattle, sotto etichetta Better Youth Organization, che nulla a che fare con il classico ex suono di una volta proveniente da quelle parti; sono dediti infatti a una sorta di punk rock mescolato con garage, Oi, e r’n’r anni ‘50. Il nuovissimo album ‘Steal Her Heart’ dopo i precedenti “Hit After Hit”, “Sex Objects” e “Off The Chart”, è una vera bomba al napalm, pieno di potenziali singoli esplosivi da “Genital Grinder”, a “Stuck On You” a “Where Did He Go” che hanno fatto la gioia dei rockers di mezzo globo. Ma veniamo al concerto. La serata doveva essere aperta da Serial Kreepers e Transex ma si sono presentati solo i primi, modesto gruppo che ha anticipato la prestazione dei The Briefs con un punk rock piuttosto monotono e standard, anche se non infimo. Con tutta la buona volontà, poco e nulla da ricordare.

I nostri eroi invece si presentano sul palco con il loro classico look scapestrato e dandy. Giacca bianca e cravatta nera, occhiali da sole di plastica con enorme montatura bianca (fa eccezione solamente il batterista), e pettinatura biondo platino. One-two-three-four e si parte subito con una energica ‘Stuck On You’ che scatena la folla convenuta. Irriverenti, sarcastici, demenziali, auto-ironici, deflagranti, i The Briefs si muovono come i Devo, hanno movimenti robotici, anche quando vanno a bere, il loro show è sia da guardare che da ascoltare, ci dispensano boccacce e smorfie in quantità industriale durante le esecuzione dei brani, in particolare il bassista Stevie Kicks che ha una vera faccia da culo di gomma con cui riesce ad assumere qualsiasi espressione demente. Il concerto è una fucilata, i brani si susseguono ininterrottamente uno dopo l’altro, pescando tra le cose più belle della loro discografia, dalla goliardica ‘We Americans’, alla velocissima ‘My Girl (want to be a zombie)’, piena di coretti power-pop-OI, alle vecchie ‘Piss On The Youth’, e ‘She’s Abrasive’ che provoca il delirio, fino alla rabbiosa ‘Destroy The USA’ Il ruolo di cantante è diviso equamente tra i quattro membri, mentre gli altri si occupano dei corazzi. Come detto nessuna pausa, nessuna chiacchiera, solo un one-two-three-four tra un brano e l’altro e il sottoscritto preso da folle isterismo a cantare e saltare come un adolescente. Un concerto grandioso che ha visto i bis finali culminare con l’inno OI ‘Ain’t The Truth’, ‘Poor And Weird’ e la mancata esecuzione del mio brano preferito della loro discografia, ‘Silver Bullet’, ma gli perdono tutto dopo una serata gloriosa come questa. Durata dello show: 55 minuti. Ma era impossibile dare di più. Grandi grandissimi!

Dante Natale

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