The Boys + T.V. Smith @ Init [Roma, 4/Giugno/2009]

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Il punk ‘77 è pieno di record. I Buzzcocks furono i primi a firmare per un’etichetta indie, i Damned i primi a far uscire un singolo, gli Eater il gruppo più giovane ad avere un contratto, i Sex Pistols il primo gruppo inglese a fare un tour negli USA e via discorrendo. E i The Boys? Beh, narra la leggenda che furono loro il primo gruppo punk ad avere un contratto nel gennaio ’77, anche se, in verità, i Sex Pistols avevano appena mandato in malora quella firmato un mese prima con la EMI. Ma la loro fama non è certo legata a questa sciocchezza bensì ai primi tre magnifici dischi. Dischi epocali se vi piace il genere alla Buzzococks meno sbarazzino ma più grezzo. Melodie pregne di Beatles ma anche rozza energia, sono gli ingredienti per la loro musica e stasera i The Boys sono all’Init di Roma. E io non me li perdo. E’ una serata particolare, quasi un appendice del recente Road To Ruins viste le band presenti stasera. Iniziano gli Idol Lips, a cui mi sento di voler bene per la profusione sonora e per i brani che rilasciano in una mezz’ora davvero possente. Punk veloce e melodico e bella presenza sul palco.

Ora tocca ai Dissuaders di cui avevo un pessimo ricordo di un anno fa quando li vidi a un Road To Ruins sempre qui all’Init che suonavano di spalla agli altrettanto pessimi Angry Samoans. L’idea di rivederli non mi aveva certo messo di buon umore ma tant’è. Rinfresco la memoria sul gruppo: i loro componenti sono ex Bingo, Bloody Riots, The Real Swinger, cioè un pezzo di storia del punk romano. Sarà che l’altra volta ero distratto o sarà che hanno cambiato repertorio ma quello di stasera è un concerto assolutamente positivo. Finalmente buone canzoni, ben suonate, ben cantate. Power pop punk gustosissimo! Breve esibizione per far posto agli altri tre concerti della serata.

Sono i The Valentines a spianare la strada per T.V. Smith che si sarebbe esibito di lì a poco. Il gruppo punk bolognese accompagna il carismatico ex cantante dei monumentali Adverts! Ma ci arriviamo tra poco. Ai The Valentines è concessa una mezz’oretta scarsa per farci ascoltare il proprio materiale. La solita strappona di turno (basta, vestitevi normalmente!) affronta il microfono con rabbia e vien fuori un concerto discreto ma nulla di epocale, piace il primo brano e qualche soluzione melodica ma mi son sembrati troppo mainstream nelle loro divagazioni.

Il primo vero piatto forte della serata è quello di T.V. Smith. Signori, quest’uomo mi ha fatto assistere ad uno dei concerti più divertenti della mia vita. Si presenta sul palco vestito con un paio di pantaloni inguardabili, un camicia bianca e una giacca di velluto nera su cui sono appuntante un sacco di medaglie stile generale di fanfara. Assomiglia all’ex allenatore dell’Inter Hector Cuper e balla come un orso delle foreste dell’Oregon punto da uno sciame di api. Signori, mister T.V. Smith, uno che si ricorda che il punk rock è anche divertimento. One two three e scatena su di noi tutti i brani del primo straordinario album degli Adverts sui quali il pubblico dimostra tutta la proprio sapienza punk e canta assieme a lui ogni singola parola. E lui? E lui balla. Che cazzo, non fa altro che ballare. In maniera grottesca. Sgraziato e buffo. Difficile trattenere una risata ma difficile anche non rendersi conto di quanto si stia divertendo lui su quel palco. Cosa che contagia i punk convenuti stasera che iniziano la loro folle slam dance. Io me ne sto sul trespolo e mi guardo la scena dall’alto. Ma d’altronde voi sareste capaci di rimanere fermi sulle bordate di ‘One Chord Wonders’, ‘Teenage Boredom’, ‘New Church’? Beh cazzi vostri, perchè all’Init è stato un macello di corpi che svolazzavano allegramente da una parte all’altra. Massimo rispetto, rispetto massimo. Anche alla backing band, The Valentines. Fine concerto con inchini, sorrisi, applausi, ovazioni e risate di nuovo per la sua faccia di gomma. Ciao T.V. Smith, grazie per la tua semplicità.

A questo punto mi sarei pure ritenuto soddisfatto della serata ma insomma, io ero venuto per i The Boys! Il quintetto, ma il tastierista era inutile, reca i segni del tempo sulle facce scavate oramai dale rughe ma è solo apparenza perchè lo spirito è quello di sempre. Hanno iniziato un po’ fiacchi devo dire, tre brani suonati a fari spenti ma poi, preso confidenza con il pubblico e il palco è stato un concerto memorabile. Brani come ‘Weekend’ e ‘First Time’ cantate dal pubblico come un gruppo di ultras allo stadio hanno fatto sorridere i The Boys che non si aspettavano forse tanto entusiasmo. Il finale è stato memorabile, prima una ‘Worm Song’ da catastrofe e poi da ‘Living In The City’ in poi non si è capito più granchè chi fosse a cantare visto che il microfono passava tra il pubblico. Il più esagitato era Pierpaolo della Rave Up che fregandosene di tutto durante ‘Sick Of You’, ha agguantato il microfono e se l’è voluta cantare lui supportato dalla sua gang. E poi ‘Soda Pressing’ e l’inno anarchico di ‘I Don’t Care’. Ne usciamo sudati e tutti abbracciati l’un l’altro come fratellini. Magnifici e senza parole, dovevate esserci. Voi tutti che non c’eravate avete perso il concerto punk festaiolo dell’anno. Altro che Damned! Altro che Buzzcocks! The Boys tutta la vita. Però,  che cazzo, come si fa a non suonare ‘I Call Your Name’? Non ricordo se hanno suonato ‘Tumble With Me’, oramai ero perso nell’euforia. Concerto da sogno per una band che non deve smettere. Esco, il cielo è pieno di nuvole stradiate come gatti distesi a pancia in giù, è tardissimo ma la felicità per esserci stato stasera supera di gran lunga il pensiero delle pochissime ore di sonno che mi aspettano.

Dante Natale

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