The Black Angels @ Circolo degli Artisti [Roma, 30/Settembre/2013]

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Loro non hanno neanche bisogno di troppe presentazioni, si chiamano The Black Angels e sono dei professionisti nel loro genere punto, non c’é veramente altro da aggiungere. Non alla loro prima volta in Italia, né tantomeno al Circolo degli Artisti di Roma, quella di lunedì scorso è stata l’esibizione perfetta e senza troppe sbavature di chi sa esattamente quello che fa o meglio di chi é perfettamente cosciente e padrone del sound che sta producendo. Non ce ne vogliano gli Elephant Stone, gruppo spalla e di introduzione ai texani, ma purtroppo essendo rientrata da poco in patria, dopo 3 anni di vita all’estero, avevo completamente dimenticato quanto ostico fosse raggiungere dalla provincia la città eterna e quanto arci-complicato fosse raccapezzarsi tra le mille strade incubo e tutte inevitabilmente uguali della capitale, ma soprattutto quanto “mission impossible” fosse trovare un semplice parcheggio. Nulla di fatto dunque per gli Elephant Stone, che sono sicura avrebbero meritato anche loro un ascolto più che attento e partecipativo. Fatta ammissione di colpa, come si potrà immaginare, si è giunti a destinazione a Black Angels iniziati. Sul palco quattro bei ragazzotti texani, sani e robusti come se ne vedono di rado di questi ultimi tempi, circondati da quella che dovrebbe essere la classica strumentazione di base di ogni rock band: basso, chitarra elettrica, batteria e non una semplice tastiera ma una vera e propria “organ drone machine”. In setlist sorpresa: non solo pezzi del nuovo album ‘The indigo meadow’, come era prevedibile e sospettabile, ma anche brani random presi qua e là nella mischia della loro florida produzione più o meno antica. Figura centrale, neanche a starlo troppo a sottolineare, ovviamente lui, “the voice”, Alex Maas, che disinvolto – proprio come chi non fa null’altro che quello – se la canta in barba folta, occhiali scuri da sole e berrettone simil-lana “mood-on” – accessorio quest’ultimo che magari avrebbe potuto anche evitare – ma l’immagine si sa, passa veramente in secondo piano quando il perfetto intreccio tra voce e sound dà luogo a quella strana melodia in grado di ipnotizzare tutti i sensi, lasciando poco spazio ad altre futili osservazioni.  Tra i pezzi capaci di generare lo strano stato di trance pocanzi descritto, due in particolare: ‘Bad vibatrions’ e ‘Young man dead’. Meno entusiasmanti invece, anche se pur sempre gradevoli, le performance su pezzi come ‘Don’t play with the guns’, brano tra l’altro vagamente troppo pop-commerciale per la levatura artistica dei Black Angels: ma si sa, anche i grandi a volte sbagliano ed è proprio quello a renderli un po’ più umani. Resta il fatto che quello di lunedi scorso è stato un gran ben live, degno di nota e di essere vissuto in prima persona. Certo, viene solo da chiedersi quanto il palco del Circolo degli Artisti, sebbene capace di dar vita a simpatici effetti di luci simil-stroboscopiche e proiezioni di immagini, fosse adeguato per una band così, che a mio avviso potrebbe ormai necessitare di spazi ancora più grandi. Chissà, vedremo in futuro.

Daniela Masella

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