The Bellrays @ Init [Roma, 10/Dicembre/2008]

769

Soul punk revolution! Notte di fuoco neanche fossimo a Detroit con il calendario fisso al 1968. Notte come raramente se ne vedono nella bigotta e pigra capitale. Notte dove il rock’n’roll assume il valore massimo. Notte destinata ai vincenti. Notte con i fulmini dentro il cappotto.

Dalla sunny land per antonomasia. Da un fottuto buco (poi neanche tanto di culo) nel Sud della California. Da Riverside tagliata dal fiume Santa Ana. Da dove gli abitanti si spostano a cercar fortuna e aggregazione verso Orange County. La snob. Da questa parte di mondo arrivano i Bellrays. Che da oltre tre lustri viaggiano come treni alla riscossa. Il treno degli arrivano i nostri. Garage punk. Garage soul. Ma che importa? Là davanti c’è un portento. Un’ira di Dio fatta a persona. Di colore. Femmina. Tarchiata. Per metà hawaiana e per l’altra della mostruosa città degli angeli. 40 anni passati da poco. Il suo nome è Lisa Kekaula. Aretha Franklin reincarnata in Fred Smith. Chiedetelo pure ai Basement Jaxx.

Quasi una decina di album alle spalle, molti dei quali ristampati e ben in mostra sul banchetto approntato per la vendita al dettaglio, compreso un curioso album natalizio. Molto vicini alla mezzanotte, dopo l’onesta esibizione dei romani boogie roller The Boomers, i quattro fioriscono sul palco. La Kekaula è imponente. In un vestitino nero attillato – una sorta di sottana. Bob Vennum alla chitarra è il sosia di Nash Kato degli Urge Overkill, il bassista un giovane Clash e il micidiale batterista indossa bermuda stellati e calzini da tennis. La partenza è devastante. Diciassette brani complessivi uno attaccato all’altro come un atto sessuale. Una sveltina tirata col fiato sul collo. Senza parole. La voce della donna di Los Angeles è qualcosa di travolgente. La dannazione soul in una sorta di rito gospel-voodoo. Gli MC5 come ideali compagni di vita, con l’erba nelle tasche e quattro ampli su un prato. Tacchi alti, polpacci decisi, collo taurino. Kekaula la regina della notte. Una Dolly Bomba irresistibile.

Picchiano duro. Come si deve fare se si vuole star sopra alla media per così tanto tempo. Vennum lascia che il suo sudore si prenda la libera uscita sulla fronte della chitarra bordeaux. E’ un concerto in crescendo. La sinfonia del garage detroitiano con l’anima dei neri. Mi giro a cogliere lo sguardo rapito del fido Dante. Nome poetico e aulico. Come la fibra dei californiani. Non c’è una cazzo di pausa, figuriamoci una tregua. Ecco due brani “natalizi” presi da quel disco. Ma la festività è una scusa per allenare l’esercizio. Un bis tra le urla dei non tantissimi convenuti all’orgia.

Lisa finalmente tira fuori un sorriso a tutta bocca quando sul finale fa per dare il microfono alle nostre gole. Mi ritrovo a levare le corna al cielo. Pensando che i quattro caffè presi durante la giornata non sono serviti a nulla. Bastava aspettare. Fuori è l’apocalisse. Il cielo illuminato dal diluvio. Anche per strada è soul punk revolution! E affanculo tutto.

Emanuele Tamagnini

4 COMMENTS

  1. ma che fine ha fatto il vecchio chitarrista nonchè probabile compagno della LISA…..quello si che era una bestia.
    Io li avevo visti un pò di anni fa sia a Londra che sempre all’INIT ed erano stati favolosi!!

    PS – ho anche la registrazione video del vecchio concerto di Roma.

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here