Adolescents @ Init [Roma, 14/Luglio/2011]

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Ore dieci post meridiem, 14 luglio. Si bazzica fuori dall’Init con una birra in mano ed una sigaretta in bocca aspettando che comincino gli Steaknives (o più precisamente, aspettando che comincino e si sbrighino pure a suonare sia gli Steaknives sia i Burning Heads). È il momento migliore per cominciare lo studio socio-antropologico della serata. Una piccola folla s’è sparsa nel cortile e fuori dal cancello, un vero e proprio popolo che dagli anni ’80 sembra non esser proprio uscito (ed un dubbio atroce mi assale quando poi penso che probabilmente la maggior parte dei suddetti nostalgici negli anni ’80 non erano neanche nati). Spuntano un po’ ovunque magliette di band: Hüsker Dü, Dead Kennedys, Black Flag, Sex Pistols, The Queers. Anche magliette di gruppi metal: Testament, Slayer, Death. L’età dei partecipanti all’evento è variabile, ci sono i giovanissimi con “i pugni nelle mani” che non vedono l’ora di vedere dal vivo i guru dell’hardcore, e ci sono anche canuti personaggi che fremono all’idea di fare un così bel salto nel passato.

Partono gli Steaknives, e siamo in pochi a dirigerci all’interno della sala. Nessuno, a parte amici e conoscenti, è lì per loro. Peccato, queste cose mi intristiscono sempre. Fanno il loro sporco lavoro a suon di power-chords, ma la risposta del pubblico è pari a zero. È dura essere il gruppo d’apertura del gruppo d’apertura. Eppure il loro hardcore funziona bene, riprende pari pari formule delle quali s’è già abusato e non le cambia di una virgola (e per dare qualche spallata non è che serva altro, insomma). Chiudono alla fine con la cover di ‘Rise Above’ dei Black Flag, ben suonata (non è difficile) ma forse un po’ fiacchina. O forse sarà stato il pubblico fiacco che ha reso automaticamente fiacca la canzone. Fatto sta che il risultato del concerto è stato quello, fiacco.

Durante i Burning Heads la sala va riempiendosi un po’ di più. Per chi non lo sapesse vengono dalla Francia, da Orléans per la precisione. E non è che suonino da un paio d’anni in cameretta; si sono infatti formati verso la fine degli anni ’80 ed hanno raggiunto anche un discreto successo negli USA attorno alla seconda metà degli anni ’90. Loro ce la mettono tutta, ma è difficile recensire positivamente un concerto punk durante il quale nessuno ha osato muovere un dito. La quintessenza della stasi era là, sotto il palco, e non oso immaginare cosa possa pensare un ragazzo che dall’estero viene a vedersi un concerto qua in Italia.

Ma qualcosa doveva accadere, prima o poi, e tutti eravamo là apposta per assistere al miracolo. Senza neanche accorgersene, improvvisamente la sala va riempiendosi mano mano fino all’inverosimile. Aumenta il caldo, il sudore, aumentano i battiti cardiaci. Entrano in gioco gli Adolescents, viene calato l’asso di briscola che prende tutto e nient’altro lascia sul tavolo. I cinque membri della band superano abbondantemente i quarant’anni (mentre il bassista supera abbondantemente i centoventi chili), eppure hanno energie e attitudine che molti spigliati ragazzini possono solo sognarsi. Tony Cadena è un mostro da palcoscenico che riesce a soggiogare tutti col le sue movenze autistiche, le sue facce idiote e con il suo imponente stomaco. Al terzo pezzo deve però fermarsi: i suoi quarant’otto anni si fanno sentire e solo un po’ di Ventolin può ristabilizzare la situazione (proto nerdismo dagli anni ’80). Alternano pezzi nuovi a vecchie glorie, per la gioia di grandi e piccini, e riescono nella mirabolante impresa di far pogare anche le statue che fino a poco tempo prima costellavano il dancefloor. Quando poi parte ‘Kids Of The Black Hole’ il sottoscritto sussulta assieme a tutto il pubblico, i peli delle braccia si rizzano lasciando spazio alla pelle d’oca e la platea implode in una danza in bilico tra il tribale e la rissa vera e propria, che non cesserà d’esistere fino alla fine del concerto. Accanto a me un signore di mezza età si stropiccia gli occhi umidi. Parrà assurdo, ma non vedo l’ora di avere almeno quarant’anni per vivere questo tipo d’emozioni.

Stefano Ribeca

4 COMMENTS

  1. visti sabato qui in zona (a bovisio masciago, per la precisione). condivido tutto quello che hai scritto. sia per la noia dei burning heads sia per le emozioni del live degli adolescents. una piccola nota a margine: tony cadena si è fatto appoggiato sulla transenna del palco tutto il concerto di leeches, svetlanas e temporal sluts. e tra un pezzo e l’altro si sono sprecate le dediche e i ringraziamenti alle altre band della giornata. sarò un romantico, ma vedere un’icona come lui avere quell’atteggiamento positivo verso le band italiane con cui ha condiviso il palco mi ha fatto piacere. grande tony!

  2. Confermo! Una persona veramente alla mano, simpatica ed auto-ironica. Ha fatto lo stesso nel 2009 all’H-Bar di Castelletto Ticino (Svetlanas + The Leeches + Club 27)! Serata fantastica!

  3. non c’ero al concerto ma mi son trovato a passare nei pressi dell’Init verso le 19-20 e gli Adolescents stavano suonando fuori dalla struttura, in quel pezzetto di terra/alberi quasi sotto gli archi che sta subito a sinistra superato il cancello d’ingresso dell’Init. Grossi.

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