Thank You For The Drum Machine + Indie Boys Are For Hot Girls @ Locanda Atlantide [Roma, 24/Ottobre/2009]

674

Come ogni sabato sera anche stasera a Roma i locali sono destinati ad animarsi tardi. La Locanda non fa eccezione. Quando entro la sala è ancora semivuota, la maggior parte della gente è impegnata in piacevoli conversazioni nei comodi divanetti vicino al bancone del bar. Il cocktail della serata proposto dal barman è “il caso Marrazzo”: Vodka, Malibu, Southern Comfort e Succo d’Ananas. Roba forte, avrei dovuto intuirlo dal nome… alla fine opto per una birra. Ad aprire la serata c’è un giovanissimo trio romano, gli Indie Boys Are For Hot Girls, nome volutamente sarcastico verso la recente moda dell’“essere indie = essere cool”. Bravi e simpatici, ma il poco e timido pubblico rimane a qualche metro di distanza dal palco. Peccato perchè la potenza musicale di pezzi come ‘Stupid Girl’, ‘We Don’t Like You’ e ‘Dance And Sweat’ (Balla e Suda, un bel rock and roll di matrice Strokes), farebbe venire voglia di mettersi a pogare.

E’ appena passata la mezzanotte e sul palco iniziano a comparire le tastiere, i sintetizzatori e la batteria elettronica. Finalmente arrivano i Thank You For The Drum Machine. Il quartetto di Arezzo ha all’attivo un omonimo EP del 2007 e l’album ‘New Adventures On Analog Machines’ uscito quest’anno, ma può già vantare una presenza all’edizione del 2008 dell’Heineken Jammin Festival. Dopo una lunga e ipnotica intro seguono subito i pezzi più riusciti dell’album: il singolone ‘Back To Rock’, poi ‘Grind You Down’ e ‘8-bit’. Devo dire che dal vivo rendono parecchio. L’abuso e la manipolazione di sintetizzatori e altri strumenti giocattolo creano un sound veramente coinvolgente. Electroclash? Direi di no, perchè le chitarre sono sempre presenti, e spesso sono suonate in stile funky: ne esce fuori in molti brani un suono che ricorda gruppi come Shitdisco e Rapture. Il pubblico però continua a rimanere distante dal palco fino alla fine, anche quando si velocizza il ritmo della drum machine nell’ultimo pezzo, ‘Make It Right’, che esalta il mitico bassista dalla tuta rosso semaforo… che ora è diventata quasi fosforescente. Alla fine tornano per proporre un bis di ‘Lights Are Fading Out’. Sembra una canzone dei primi Depeche Mode: base elettronica ossessiva e voce calda del batterista che sembra voler imitare quella di Dave Gahan. Insomma sicuramente un bel concerto, ma i quattro aretini stasera avrebbero decisamente meritato un’audience più calorosa.

Matteo Ravenna

5 COMMENTS

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here