Terje Nordgarden @ Traffic [Roma, 10/Maggio/2007]

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E’ giovedì sera e al Traffic è in programma il concerto di un ragazzo norvegese. Quando si accostano le due parole “Norvegia” e “musica”, spesso l’equazione porta nella maggior parte delle persone ad un unico risultato: black metal. Eppure è una trappola nella quale troppo facilmente cadiamo e che sarebbe bene evitare. Sì, perché la Norvegia offre molto di più. Kaizer’s Orchestra, Royksopp, Kings Of Convenience, Samuel Jackson Five, St. Thomas sono solo alcuni interessanti nomi che personalmente seguo e apprezzo dell’entroterra musicale norvegese. Da oggi dovrò aggiungere alla lista il nome di Terje Nordgarden, protagonista di un bellissimo concerto nonché di simpatici scambi di battute in italiano con il pubblico. Ad introdurre il giovane vichingo ci sono Inigo e The Niro. Il primo è un ragazzo napoletano, amante (e si sente) di sonorità di stampo brit dal vago sapore psichedelico. La sua ricetta si consuma nella forma più semplice che si possa immaginare. Quella della canzone pop. Il suo set manca forse di originalità e di quel tocco che risveglierebbe in me un interesse più grande, ma tuttavia non dispiace ascoltarlo come introduzione a ciò che verrà. The Niro lo conosco ormai abbastanza bene, ma solo ieri, immerso nell’ambiente intimo del Traffic, mi sono reso veramente conto delle grandi qualità del ragazzo. Le corde della chitarra fatte vibrare in arpeggi che compongono linee melodiche complesse, mai banali, stimolanti, eppure così semplici, di cui è così facile innamorarsi. La voce, pulita e potente, stupisce e si sposa perfettamente con la chitarra. L’influenza di Jeff Buckley c’è, e si sente, e probabilmente un’interpretazione più personale gioverebbe ulteriormente alla sua musica, ma mi sento in dovere di fare i più vivi complimenti a Davide Combusti, in arte The Niro. Terje si presenta accompagnato da bassista e batterista, impugna la chitarra, poche parole di presentazione, ed è subito la musica a invadere il piccolo spazio del Traffic. Con quei capelli lunghi, biondi, e quell’accenno di barba ricorda vagamente Kurt Cobain, e in un certo senso la serata si rivelerà un tributo ai grandi del passato: Elliott Smith, Jeff Buckley, Nick Drake. Poeti maledetti della canzone, che Terje omaggia più o meno direttamente. Un brano dedicato ad Elliott Smith, la bellissima “To The River” scritta per Jeff Buckley, e così via, a farci riassaporare il meglio del cantautorato americano e non degli ultimi trent’anni. La sua musica diverte e commuove, e alla fine non c’è parola che possa esprimere la nostra gratitudine nei suoi confronti. Solo un sorriso, una stretta di mano ad un Artista con la a maiuscola.

Emanuele Avvisati

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