Terakaft + Mdou Moctar @ VK [Bruxelles, 31/Ottobre/2015]

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La musica dei Tuareg del Mali e del Niger non è più una novità. Per comprendere le proporzioni del fenomeno, basta ricordare che ‘Tassili’, penultimo album dei Tinariwen – i capostipiti del Tuareg blues – è stato insignito di un Grammy Award. Tra gli artisti più rilevanti nella scena meritano più di una menzione i Terakaft e Mdou Moctar, protagonisti di un concerto la notte di Halloween al VK di Bruxelles, nel quartiere a maggioranza araba di Molenbeek-Saint-Jean. I primi, provenienti dal Nord del Mali, sono storicamente collegati ai Tinariwen: i due fondatori dei Terakaft – i cantanti/chitarristi Diara e Khiwaj – presero parte alla registrazione dei primi album della band e vi sono legati anche dal punto di vista familiare. Mdou Moctar, invece, proviene da Agadez, Niger (come l’ormai conosciutissimo Bombino) e rappresenta il lato più innovativo del Tuareg blues, alla cui sostanza sonora più tradizionale ha aggiunto drum-machine, synth e autotune. Davanti a un buon numero di partecipanti si è prima esibito Mdou Moctar, accompagnato live da un batterista e da un secondo chitarrista. Vestiti in abiti tradizionali, i tre hanno messo in mostra le qualità del progetto dell’artista del Niger, tendenzialmente più atmosferico e psichedelico rispetto alla musica dei Tinariwen e degli altri capostipiti del genere. Dal vivo manca l’apparato elettronico di cui sono imbevute le uscite discografiche: il risultato è crudo e viscerale, e guadagna verve e godibilità non permettendo tuttavia di saggiare a pieno quei caratteri più moderni che rendono altamente interessante la proposta di Moctar. Le doti chitarristiche di Mdou si confermano strabilianti, soprattutto per il tocco e la varietà mostrati. Dal canto loro, i Terakaft offrono il miglior compendio possibile di ciò che è il tuareg blues, dai  ritmi trascinanti e incalzanti alle chitarre capaci di infiammare con i riff e di cullare con gli arpeggi, ricreando il calore del deserto. L’atmosfera al VK è festosa, con le prime file intente a ballare senza sosta e i musicisti sul palco intenti a ricreare un rituale musicale e sentimentale. La parte finale del concerto sarà vissuta con ancor maggiore comunanza d’intenti: i musicisti di Mdou Moctar raggiungono i Terakaft sul palco. Il rito è compiuto. La forza del tuareg blues, al di là della sua bellezza musicale, risiede nell’impatto dato dall’immagine: musicisti fieri delle proprie origini, armati di chitarre in nome della pace e contro la persecuzione dei regimi islamici. A certe latitudini, la musica continua a essere rivoluzione e liberazione.

Livio Ghilardi

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