Television @ Roundhouse [Londra, 19/Novembre/2013]

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Nella splendida cornice della Roundhouse londinese rimessa a nuovo per farci musica live ed altro (non mancano ristoranti e bar interni molto confortevoli) attendo con trepidazione l’inizio del concerto. All’entrata un cartello ammonisce che “i Television non gradiscono che facciate foto o filmiate con i vostri smartphone e tablet vari il concerto, ma preferiscono che ASCOLTIATE, grazie”… già mi piace. I fantastici 4 (meno il grande Richard Lloyd escluso da Tom forse perchè ancora spesso “sta di fuori”…, ma efficacemente sostitutito da un buon Jimmy Rip) entrano accompagnati da un boato e da un tintinnio di campane e carillon che presto si mischiano alle vibrazioni delle corde delle chitarre accordate perennemente ad orecchio senza alcuna remora di farle ascoltare al pubblico (all’antica… oggi non esiste gruppo che lo faccia). Verlaine entra come al solito distaccato, lunare, freddo, sembra non essere lì se non quando fa il primo piccolo cazziatone al pubblico che fa foto con gli smartphone, un rispettoso e religioso silenzio cala in sala. Presto l’accordatura si trasforma in una nenia chitarristica psichedelica che ad un tratto esplode trasformandosi in ‘Venus de Milo’, Tom canta più intonato rispetto alle ultime esibizioni e un po’ più caldo con la voce sottile e stridula del primo disco. Il pubblico canta in coro “Venus… de Milooo” . Brividi. Non fa in tempo ad esaurirsi l’applauso finale che parte con un boato la ritmica in levare di ‘Elevation’, bella esecuzione e assolo di Jimmi molto fedele al disco a differenza di alcuni assoli live di Richard e Tom, anche qui tutti (me compreso ovviamente) ad urlare in coro “… elevation… don’t go to my head !!…”. E’ la volta di ‘1880 or so…’ del disco del ’90, accolta comunque con calore. Di seguito la strana composizione di un eventuale nuovo disco in lavorazione con il titolo di ‘Persia’, un pezzo lunghissimo ed ossessivo molto arabeggiante e a tratti “surf”, sembra comunque emerso dal passato, possibile ripescaggio degli innumerevoli demos di Tom mai editi. Dopo l’estenuante cavalcata elettrica di Tom e Jim, parte ‘Prove it’ con ennesimo coro sullo stesso cantato che sembra far vibrare la volta della Roundhouse. Il tempo è maturo per un regalo, inaspettato dai più (ma io lo sapevo avendo seguito su Youtube le ultime esibizioni) in quanto quasi mai eseguito dal vivo. ‘Torn curtain’ fa vibrare le anime: “tears tears rolling back the years…years years…floating back like tears”, stavolta sono uno dei pochi a cantare commosso, i due assoli scavano dentro nel profondo di ognuno di noi e solo chi li ha ascoltati ed amati può capire cosa intendo, a parole non si può descrivere.

A questo punto, con il pubblico ancora raggiante, i nostri si superano: un Verlaine inaspettatamente sorridente e solare chiede “I need blue lights… blue lights… please” e parte con ‘Guiding light’, altro pezzo quasi mai ascoltato in esecuzione dal vivo e di una poesia profonda. Un pensiero a Lou Reed, commozione ed applausi quando Verlaine ammette di aver pianto per ore in un angolo per la sua morte. Come riprendersi se non con qualcosa di trascinante tipo ‘See no evil’? I non più ragazzi la sanno lunga e, si ritorna alla vita. ‘Little Johnny jewel’ riporta al 1974 con il suo suono scarno ed essenziale (Tom registrò la chitarra direttamente attaccata al mixer!). Quel singolo cambiò il corso della musica introducendo una nuova ondata di suoni e band contro ogni tipo di logiche di “produzione”! Da allora in poi si tornarà all’essenza minimale del rock e si introdurrà l’estetica punk. Quando parte il riff di ‘Marquee moon’ a momenti viene giù il teatro, una splendida esecuzione attraverso la quale Verlaine tira fuori il meglio di sè (ormai si è scaldato parecchio) guidando il gruppo tra un’accordatura e l’altra (non ho mai visto nessuno accordare durante il pezzo perchè non completamente soddisfatto, ma la cosa non stonava affatto!) e attaccando le strofe a suo piacimento e fedelmente seguito dal gruppo (come fare diversamente?). Ci si sente vibrare dentro la testa qualcosa di semplice ed eternamente vero quando Tom canta “I remember how the darkness is doubled… He said: look here junior, don’t you be so happy. And for Heaven’s sake, don’t you be so sad!!!”. I fantastici 4 accennano ad andarsene ringraziando il pubblico, ma nei 5 minuti che seguono la richiesta di bis è assordante. Riattaccano con un pezzo nuovo, una sorta di ballata rock’n’roll con risvolti a tratti solari a tratti malinconici. Bello, uno dei pezzi in cantiere? Tom non si sbilancia. Il tripudio finale avviene con ‘Friction’, i riff si sovrappongono e si alternano su un’infuocata sezione ritmica sempre impeccabile ad opera di Mr Fred Smith e Mr Billy Ficca. Personaggi straordinari. Siamo tutti ebbri e pieni di emozioni miste: gioia, malinconia, nostalgia, stupore e vago senso del no-future che ci accompagna sempre a noi vecchi outsiders. Tom Verlaine saluta insieme agli altri compagni di vita. E molti di noi vorrebbero andare via con loro. Io per primo.

Francis Callaghan

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