Telefon Tel Aviv + Midaircondo @ Auditorium [Roma, 8/Marzo/2008]

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L’8 Marzo chiude il week end elettronico dell’Auditorium. La rassegna “M.I.T. (Meet In Town)” saluta la struttura in fermento per l’alta concentrazione di concerti in pochi giorni con una serata insolita, in una sorta di capovolgimento delle attese. Le Midaircondo salgono sul palco dopo molti minuti dalla sua apertura, nella sala buia e circolare raggiunta attraverso un corridoio violaceo. Le “piccole” voci si fanno ghiacciai sciolti, nell’introduzione rarefatta che attrae il pubblico variamente distribuito accanto a loro, alla loro strumentazione. Le svedesi esili, in freddi abiti svolazzanti, radunano le orecchie curiose attorno al palco, quasi al di sopra di esso. L’elettronica leggera e profonda e i campionamenti in eco perpetua aprono presto un varco alla strumentazione, calorosa, varia: flauto e sassofono che reinvestano se stessi, si alternano tra le mani frenetici, senza investire della frenesia l’uditorio ondeggiante, quasi immobile. Le Midaircondo salutano spesso, ammiccano alla “femminilità” particolare del giorno senza perdere le tracce della loro esibizione emozionale e meticolosa. Alla dipartita definitiva un’oceano di suoni fluttuanti e acquatici abbandonano gli schermi muti, che hanno accompagnato fedelmente la performance con uno sbocciare verdastro e delicato, non invasivo.

Lo scenario è pronto per i Telefon Tel Aviv ed è di nuovo nero, percosso, ritmico. Il duo emerge immediatamente dalle tenebre per poi rituffarvisi sovente, con qualche flash a documentare i loro passi. Entrambi i membri mettono mano ai loro unici strumenti, sottili portatili con la mela dai quali lanciare frutti profumati al pubblico. Eventualmente. Ogni pezzo si risolve in note lunghe, che ne contengono altre sincopate, ipnotiche, con un vocalismo carezzevole e in fading ad affiancarli. Non sembra esserci traccia della malinconia toccante e “scientifica” di ‘Map Of What Effortless Is’, l’ultimo album edito nel 2004, né spazio per amalgami strumentali inconsueti ed anche incompleti ai quali il gruppo di Chicago sembrava avere abituato il suo pubblico. Accade così che i Telefon Tel Aviv, piatto forte annunciato dell’”incontro”, offrano una performance piacevole dai vaghi accenti danzerecci ma meno interessante e varia delle “apripista” Midaircondo. L’esperienza remigante prevale su quella creativa, e a destabilizzare con dolce crudezza sono delle immagini rapidissime, sanguinose, contrastate che sembra quasi di riconoscere: è Stan Brakhage e il suo Dog Star Man.

Chiara Federico

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