Teho Teardo & Blixa Bargeld @ Villa Ada [Roma, 11/Luglio/2014]

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Sul laghetto di Villa Ada si specchiano la luna ed alcune nuvole rimaste lì dal pomeriggio. Fa un bel fresco, quel bel fresco che non ti aspetti a luglio, a meno che non abbia piovuto fino ad una manciata d’ore prima, cosa effettivamente avvenuta. Sono seduto ad un tavolo, da solo, ed io come molti altri siamo in attesa dell’inizio del concerto. Teho Teardo e Blixa Bargeld: il primo è un grande musicista nostrano, autore di numerose colonne sonore per il cinema e membro di band quali Meathead e Modern Institute; il secondo è membro fondatore degli Einstürzende Neubauten (e non staremo a dire quanto questa band sia stata fondamentale per lo sviluppo dell’industrial) ed è stato fino ad una decina d’anni fa chitarrista e cantante dei Bad Seeds, band di supporto di quel gran pezzo di guru che è Nick Cave. Le credenziali ci sono tutte, l’atmosfera quasi nebbiosa dovuta all’altissima percentuale d’umidità sembra creata ad hoc, la birra alla spina per rischiarare la gola costa quattro euro ed ho appena ricomprato il tabacco. Siamo pronti. Con la brezza della sera giungono sul palco i due accompagnate dai musicisti di supporto (violini, viola e violoncello), e senza una parola di presentazione (come se ce ne fosse bisogno!) cominciano con le funeree ballate di ‘Still Smiling’, il disco uscito lo scorso anno. Oscure creature dal passo lento ma deciso si susseguono; l’italiano si alterna col tedesco, poi con l’inglese, mentre le basi sintetiche create da Teho Teardo sono lo sfondo post-industriale su cui si poggiano gli archi distorti; vengono dipinti scenari talmente oscuri da sembrare apocalittici, il cantato quasi recitato e mai tanto ispirato di Blixa Bargeld colpisce fino nel profondo delle viscere, facendo riaffiorare dal sottosuolo della mia memoria il neofolk dei Current 93. La verità è che tutti noi ci rendiamo conto d’esser presenti ad una grande esibizione di due grandissimi artisti. L’inquietudine si trasforma in totale appagamento, l’umidità che quasi si può toccare è sorella della musica, la birra è l’unico collegamento che mi resta con la realtà, ma sta per finire. Attorno a me alcuni parlano, e non sanno quel che si perdono. Un bambino in carrozzina si mette a piangere ad un portentoso attacco di violoncello, e mi fa pensare alla genuinità delle emozioni, all’animo non corrotto dall’esperienza, e anche alla copertina di ‘All The Pretty Little Horses’. I Current 93 da vecchia reminiscenza si trasformano in vera ossessione, e la cosa comincia anche a sembrarmi fuori luogo. Mi serve un’altra birra. Teho e Blixa nel frattempo sciorinano una serie di gemme provenienti da ‘Still Smiling’ da far accapponare la pelle. Ciò che rende la serata sospetta è però la totale assenza di brani provenienti dall’EP ‘Spring’, pubblicato il 19 aprile di quest’anno, che non ho ancora avuto il piacere di ascoltare. Dobbiamo aspettare infatti il bis (pratica che continuo a detestare ormai da anni) per ascoltare i brani provenienti dal nuovo lavoro. Tra questi due sono cover, una ‘The Empty Boat’ di Caetano Veloso, l’altra ‘Soli si Muore’, versione italiana del brano ‘Crimson and Clover’ di Tommy James & The Shondells. Sono lavori dall’anima ancor più sintetica rispetto a quelli del disco dello scorso anno, ancor più minimali, forse più sorprendenti nell’utilizzo dei suoni e degli effetti. Eppure la portata emotiva dei brani di ‘Still Smiling’ mi sembra comunque irraggiungibile. La serata termina così, con due artisti mai stati tanto grandi che salutano e che lasciano subito il palco deserto. Io mi guardo un attimo intorno, rivolgo ancora lo sguardo sul palco vuoto, e quasi mi sembra che lì, su quel palco, non sia mai accaduto nulla. Ed è come se le note che ascoltavo fino a pochi istanti prima non fossero mai esistite, e l’umidità non era più sorella della musica, ma semplice lama che trafiggeva la mia pelle fino in fondo alle ossa. E la birra era solamente birra. Una volta provate certe esperienze, in generale, la realtà diventa molto meno interessante di quanto non lo sia effettivamente.

Stefano Ribeca

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