Teenage Fanclub @ Teatro Antoniano [Bologna, 19/Febbraio/2017]

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Dopo una settimana di lavoro ad Oxford e con ancora nelle narici profumi di sciroppo d’acero, porridge, carrot cake e burro salato per non troncare il cordone ombelicale con l’oltremanica nulla di meglio che un concerto dei Teenage Fanclub, forse tra i gruppi che meglio hanno incarnato visceralmente l’idea di appartenenza in quella terra incantevole, nel look, nei video, nella musica, nell’attitudine. Di recente tornati con un nuovo album, ‘Here’, sono pronti a ribadire il loro ruolo di maestri indiscussi delle sonorità jangle-twee-power-indie-pop, un mondo che li vede tra i precursori assoluti da quando esordirono nella Glasgow in pieno fragore C86 con il disordinato ma elettrico ‘A Catholic Education’, passando poi per il capolavoro ‘Bandwagonesque’ e la triade magnifica di ‘Thirteen’, ‘Grand Prix’ e ‘Songs From Nothern Britain’ (per chi scrive una delle cose migliori degli scozzesi).

Luogo di ritrovo l’Antoniano, il teatro dei bambini di Bologna, dove i ragazzi del Covo hanno già portato Yo La Tengo e Low. Sento qualche mugugno perchè al concerto si assiste seduti in poltroncine e non in piedi a ballare… ma a me va benisismo così. Sarà che ho alle spalle una traversata della Manica e la poltrona l’apprezzo volentieri. Ad aprire la serata ci ha pensato il veterano George Borowski che, oltre ad essere roadie della band (collabora attivamente in ‘Grand Prix’ e di lui Norman Blake una volta disse: “It’s been a privilege for me to have known and worked with George Borowski for the last ten years”) è anche un cantautore (quello che ha ispirato alcuni versi di ‘Sultans of Swing’ dei Dire Straits, si ricordi allora “Check out Guitar George, He knows all the chords…”). Si esibisce per mezz’ora con la sua chitarra classica dispensando armoniose canzoni country rock anche abbastanza gradevoli, anche se alla fine appare un po’ melenso nel citare per tutta la durata del concerto: la nonna che sta male, la figlia che l’accudisce, la nonna che ama questa canzone, il padre che si prende cura della nonna etc. Però ‘Just Surviving’ merita il circoletto rosso non fosse altro perchè sembra un brano dei migliori The Nerves.

Pochissima attesa e suona già ‘Start Again’ con la band  allineata e disposta sul palco con Borowski tornato nei ranghi del roadie. L’esplosione del loro pop adornato da romantiche ma rumorose chitarre scuote di colpo l’Antoniano che non smetterà mai di tributare applausi ma fastidiosi “uhhh” di incoraggiamento. La band si muove sinuosa e libera seguendo le linee melodiche della nuova ‘Hold On’ o di pezzi ormai ventennali come ‘I Don’t Want Control Of You’. Si alternano le voci (ogni canzone è cantata da chi la scrive, da sempre una regola della band) e si alternano i ricordi personali di una decade, quella degli anni ’90, per me così disperatamente vera dove, vai di retorica, ogni disco era scoperta e un disco dei Teenage Fanclub sembrava una conquista del west per la difficile reperibiltà. Il cuore, il mio, fa tumtumtumtumtumtum quando il giro di chitarre di ‘Ain’t That Enough’  accarezza l’aria e arriva quel bridge magico e scanzonato, tanto quanto il video. Ancora dal passato escono gemme isolate come ‘Don’t Look Back’, ‘About You’ prima degli attesi encore che per la cronaca son stati i classiconi ‘I Was Beautiful’, ‘He’d be A Diamond’ e ovviamente ‘Sparky’s Dream’ con ‘Everything Flows’ a chiudere. Il pubblico non resiste e ai bis si alza dalle comode poltrone e prova a far finta di essere in un club ammassandosi sotto il palco muovendo bacino e teste al ritmo delle canzoni. Una rapida occhiata in basso dalla mia balconata mi fa constatare un’amara verità: sono vecchio. Siamo vecchi. Difficile trovare un under 35 stasera. Gli scozzesi però ringraziano, applaudono il nostro essere venuti da ogni parte d’Italia per la loro unica data e si congedano con la stessa semplicità e amara dolcezza con cui sono cesellate le loro canzoni. Non un concerto epocale ma commovente sì, sopratutto se a quei brani hai legato almeno un ricordo. Andando via mi chiedo quando potrò ancora canticchiare assieme a loro “Highlights glisten/Silence listens/Days that found you/Embrace that found you/Here is a sunrise Aint that enough?” mentre il pubblico è quasi tutto arroccato al merchandise a comprare la mug. Ma non è necessario trovare una riposta quando hai il sorriso della serenità stampato addosso, uscendo da un concerto dei Teenage Fanclub.

Dante Natale

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