Teenage Fanclub @ Circolo degli Artisti [Roma, 19/Ottobre/2005]

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Dove non arrivò la voglia, potè la curiosità. Quelli che sul finire degli anni ’80 venivano chiamati Boy Hairdressers arrivano per la prima volta in Italia e dunque a Roma. Una storia ben presto tramutatasi in culto, poggiata saldamente su lavori ineccepibili sia stilisticamente che liricamente. Lo zoccolo duro di una line up sempre in movimento è rappresentato da Norman Blake, Gerard Love, Raymond McGinley e Brendan O’Hare più l’aggiunta di un tastierista. L’album che ha segnato il ritorno è quel ‘Man-Made’ prodotto dall’onnipresente John McEntire (Tortoise) che riconsegna i glasgowegiani ad una parte dei fasti melodici del recente passato. Che si chiama anzitutto ‘Bandwagonesque’ la summa artistica, per chi scrive, forse solo in parte avvicinata da ‘Grand Prix’ più giovane di quattro anni. Gli scozzesi sono gli antidivi per eccellenza, gli esponenti del più semplice non-look, la semplicità fatta a persona che si trasfonde anche nelle gaie e spensierate arie sonore. Le voci ad incastro, la straordinaria verve sixties ed un affiatamento che solo pochi possono vantare, sono le armi vincenti di un concerto che ha richiamato al Circolo la platea delle grandi occasioni. Un’ora e mezza a ripercorrere un’ideale greatest hits con intercessioni lasciate al nuovo disco (poche) che ricuciono la storia del power pop insieme al filo rosso del genere nella sua accezione più regale. Senza dover citare, sempre e maledettamente, i soliti nomi altisonanti, piace ricordare come i Teenage Fanclub abbiano nel sangue gli spartiti dei Badfinger (quando riscoprirete questa grandissima formazione?) quanto quelli dei seminali Big Star (non è un caso che nel 1992 Alex Chilton viene invitato a registrare alcune session con i ragazzi). Il tutto, ovviamente, incastonato con chi il POP lo ha di fatto rivoluzionato: Buffalo Springfield, Byrds e… oplà Beatles. La struttura melodica è sempre la stessa, impalcatura che regge bene per 90 minuti quando, giustamente (e dopo un paio di brani bis), O’Hare e compagni decidono di andare a letto. Precisi. Puliti. Candidi. Sorridenti. In fondo era quello che ci aspettavamo. O forse no?

Emanuele Tamagnini

Foto: Nerdsphotoattack

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