Ted Edwards @ Big Star [Roma, 10-11/Giugno/2008]

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Un doppio appuntamento trasteverino con Ted Edwards. Musicista/scrittore di Birmingham, da tempo trapiantato a San Francisco, leader del sestetto dei The Music Lovers che a Settembre pubblicano per la romana Sleeping Star l’album ‘Masculine, Feminine’. Uno showcase casalingo e un’esibizione al noto Big Star di Via Mameli, 25. Questi gli appuntamenti che lo hanno visto protagonista tra il vento tiepido di un’estate annunciata timida e sbarazzina. Ted Edwards ha un grande sorriso. Disponibilissimo a chiacchiere e complimenti. Vaga somiglianza con Hugh Grant. Tenero quando si intrattiene con la sua compagna. I Music Lovers hanno esordito nel 2003. Una come Joanna Newsom fino a qualche tempo fa gli apriva regolarmente i concerti nella loro città, uno come Tim Roth possiede tutti i loro dischi. Due album ed un EP all’attivo prima di questo nuovo lavoro che conserva all’interno tutti i riferimenti e gli amori di Edwards. Le radici non si dimenticano. Così come la sua “stretta” parlata inglese che è sempre un piacere ascoltare.

Qualche agnolotto al sugo bagnato da vino rosso. L’houseshow di rappresentanza inizia nel migliore dei modi. Una sedia. Una chitarra. Una custodia nera. Un libricino modello Moleskine per ricordare la breve scaletta. Una bottiglia di nostrana birra baffuta. Larghi sorrisi. Grandi ringraziamenti ai convenuti. Anche quando il citofono continua a “trillare”. I brani sono quelli del terzo album della band che Edwards esegue con essenziale bravura acustica. Alcune recensioni d’oltre oceano hanno accostato la musica dei Music Lovers ad una colonna sonora ideale per qualche romanzo perduto di Graham Greene. Terribilmente romantica e seducente. Ma qui non c’è il “whiskey priest” del “Potere e La Gloria” di Greene. Non ci sono “agenti all’Avana”. C’è un dandy d’altri tempi che narra le sue storie d’amori e tormenti. Storie malinconiche che si bagnano nelle acque del miglior pop britannico degli anni ’80. Vero. C’è l’aria dei miracolosi Prefab Sprout del mai troppo incensato Paddy McAloon (tra i più grandi autori del suo tempo, non dimenticatelo!), ma c’è anche un certo gusto sixties caro a Paul McCartney e quello più recente visto attraverso gli occhiali di Elvis Costello. Aria neo glam. Brett Anderson nel cuore di Morrissey. Flavour e compostezza. La stessa che esprime Ted Edwards anche nell’accogliente Big Star. Prima di varcare la porta del locale Edwards fa la sua comparsa a sorpresa anche sul palco del Circolo degli Artisti. Venti minuti accolti benissimo dal pubblico convenuto per Massimo Zamboni e Le Luci Della Centrale Elettrica. Nel frattempo il Big Star si popola. C’è chi avidamente legge il nuovo numero di “Classix!”. C’è chi tracanna pinte di birra. C’è un foglio attaccato fuori l’ingresso che annuncia l’esibizione di Flai (Montecristo) assieme alla voce di Ginevra, del salernitano MrMilk e appunto di Ted Edwards. Tutti in acustico. Tutti in solitaria. Tre brani per il primo, qualcuno in più per il “signor latte” che sfoggia l’amore confesso verso l’inarrivabile Nick Drake. Musica confidenziale. Racchiusa. Sussurrata. Il via vai si fa sempre più insistente quando si siede Edwards. I brani proposti sono quelli della sera prima. Ricorda il compianto Nikki Sudden che proprio al Big Star amava fermarsi a bere durante i suoi “soggiorni” romani. Fuori qualche gocciolone sta anticipando la pioggia. Un’ultima birra e la voglia di un’oasi felice.

Emanuele Tamagnini

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