Talib Kweli @ Monk [Roma, 24/Ottobre/2019]

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Talib Kweli, classe 1975, è uno dei maggiori esponenti della scena rap newyorkese. I genitori sono entrambi professori al college e lui sviluppa immediatamente una sana propensione per il linguaggio e la scrittura. Il suo nome d’arte è emblematico e significa “Il cercatore di verità” o anche “lo studente della conoscenza”. Cresciuto nel quartiere di Brooklyn, si avvicina giovanissimo all’esempio di rapper influenti come i membri della Native Tongues Posse tra cui i De La Soul, a quei tempi tra i più attivi testimoni e sostenitori dell’afrocentrismo. Sposa subito e in maniera completa la cultura dell’hip hop. Conosce Dj Hi-Tek nel 1996 e lo segue prima nella crew Doom e poi forma con lui il duo Reflection Eternal, con cui pubblica un singolo. L’incontro con Mos Def metterà momentaneamente da parte questo progetto per dare spazio al trio dei Blackstar. La pubblicazione del seminale “Mos Def & Talib Kweli are Black Star” nel 1998, li rende subito tra i più talentuosi interpreti dell’hip hop nella East Coast. Subito dopo l’uscita del disco Mos Def si dedicherà prima alla carriera solista e dopo a quella d’attore, per cui i Reflection Eternal potranno finalmente esprimere le proprie potenzialità incidendo l’album “Train of Thought” nel 2000. Il suo stile si discosta molto dal gangsta rap in voga in quel periodo, evidenziando una propensione verso la ricerca e la riflessione, l’intelletto e l’azione, con contenuti sociali e politici. Queste saranno le coordinate della sua produzione solista che inizia nel 2002 con la pubblicazione di “Quality” e si protrae fino ad oggi con otto album e una ventina di mixtape all’attivo. Contemporaneamente realizza un altro disco col sodale Dj Hi-Tek nel 2010 e collabora con Madlib nel 2007. Tra le altre collaborazioni importanti ricordiamo quelle con Dead Prez, Jay Z, Pharrel Williams e Kanye West.

Stasera piove copiosamente su Roma e anche gli impegni calcistici quasi contemporanei delle due squadre della capitale, non lasciano presagire nulla di buono a livelli d’affluenza. Invece seppure lentamente, il pubblico arriva abbastanza numeroso e questo è assolutamente un bene. Il warm up ha inizio dalle 21:30 ed è affidato alla crew di Welcome 2 the Jungle. Danno e Cannas, orfani in questa prima parte di Ceffo, per l’occasione presentano un DJ set da combattimento, completamente a tema Brooklyn. Masticano perfettamente la materia e non faticano molto a scaldare a dovere l’atmosfera, anche grazie alle skills radiofoniche che hanno sviluppato in questi anni e che usano a dovere per interagire con il pubblico. Alle 23:00 il DJ che accompagna Kweli sale sul palco grande e continua il lavoro svolto egregiamente dal palco piccolo di fronte a lui. In realtà lo porta oltre, coinvolgendo la sala con mestiere e furbizia a rischio di sfiorare l’effetto villaggio vacanze. Bomba l’ascolto con brevi spezzoni di super hits hip hop e colora il tutto con scratch e singalong improvvisati, incitando tutti a seguirlo. Il pubblico è sempre più caldo e pochi minuti prima delle 23:30 Talib Kweli lo raggiunge in scena, accolto da un boato. Tra un “throw your hands in the air” e un “put your finger to the sky” sembra di trovarsi immersi in una grande lezione di aerobica. Scherzi a parte, mostra subito grande carisma e potrebbe far fare al pubblico tutto quello che vuole. Esegue diversi brani tratti dai propri album e qualche collaborazione. Nella prima parte mena come un fabbro, mentre il suo DJ si prodiga nel fargli qualche doppia. Nei lunghi speech che precedono i brani, non manca occasione di sottolineare i suoi concetti base. Parla di New York e dell’hip hop, di unità e fratellanza, di pace e diritti civili e spende un sentito omaggio alla figura di Sean Price. Chiede continuamente l’interazione del pubblico e aggredisce la scena con grande autorevolezza. Si dimostra subito un liricista d’eccezione, concedendosi anche alcuni extrabeat ben riusciti e un paio di strofe a cappella. Possiede un flow sicuro e potente e sciorina barre con gran naturalezza e una padronanza assoluta. La seconda parte è un continuo “make some noise!”. Si regala qualche piccola incursione reggae, mentre a un certo punto gioca con “Eleanor Rigby” che dona il beat ad uno dei brani che esegue. Tutto è molto potente e intenso. Chiude con il finale di “Sinnerman” di Nina Simone, saluta e va via dopo 55 minuti. Il pubblico rimane e rumoreggia, ne vuole ancora. L’attesa è minima e il DJ risale sul palco seguito subito da Kweli. La parte dei bis si apre con il brano prodotto insieme ad Anderson Paak e prosegue con altri tre per un totale di dieci minuti. Sul finale fa spegnere le luci sul palco (rimane solo il video proiettato alle loro spalle) e fa accendere accendini e cellulari in sala. Chiama il clapping e lo ottiene facilmente, quindi le luci si riaccendono e lui a questo punto saluta con trasporto ed esce accompagnato da una musica che sembra provenire dal repertorio del Boss. Una bella performance, offerta da un maestro di cerimonia di grande spessore. L’after è sempre a cura dei ragazzi di Welcome, che continueranno a lanciare macigni in sala fino a chiusura.

Cristiano Cervoni

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