System Of A Down + Danzig + Sick Of It All + Anti Flag @ Arena Fiera [Rho, 2/Giugno/2011]

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Il problema è che Rick Rubin e Andy Wallace non te li puoi portare in tour. La prima volta che vedo i System of a Down è una delusione colossale. Si sente una merda e troppo troppo basso. Per le prime canzoni speri che qualcuno risolva le cose, e invece niente. Tutte e 4 le band di supporto si erano sentite bene e forte e ora è chiaro che qualcosa o qualcuno non sta facendo quello che dovrebbe. In casi cosi estremi non sarebbe meglio fermarsi finché non si risolve il problema? The-show-must-go-on è una regola cosi intoccabile anche quando decine di migliaia di persone hanno pagato 70 ingiustificatissimi euro?

Dieci anni fa era una sorta di psicosi collettiva, ‘Toxicity’ si sentiva ovunque: ogni macchina ogni casa ogni serata rock ruotavano intorno l’ascolto di quell’album, chi era stato a Milano nel 2001 raccontava di un concerto di rara intensità e potenza. E io che ascoltando i vari bootleg dell’epoca avevo sempre notato un’imbarazzante differenza di suono tra i dischi e i live contavo molto sulle facce da matto di Serj Tankian e sulla presenza scenica della band, quindi provo sconforto quando, verso l’inizio, Tankian si scusa preventivamente dicendo che la sua voce è giù e facendo intendere che spingerà quasi mai dove le canzoni lo richiederanno, e le sue facce spiritate, i suoi balletti mediorientali, i suoi urli saranno pochi, troppo pochi per sopperire a quello che non si riesce a sentire.

E’ un peccato anche perché nel pomeriggio tutto sembrava volgere al meglio, Milano all’ora di pranzo offriva un cielo grigio nuvola che non lasciava al sole di inizio giugno la possibilità di toglierci il respiro, e la pioggia era solo una minaccia che continuava a non concretizzarsi. Chi era arrivato prima delle 13.30 si era giustamente aggiudicato (gratis e non al costo di 25! euro come sarà al fottuto Rock-in-Idrho sempre qui tra 13 giorni) il braccialetto viola che permette di stare nella prima area sotto al palco e dopo il relax post pranzo alle 16.30 arrivano gli ANTI-FLAG, quartetto punk-rock dalla Pennsylvania sulle scene dalla fine degli anni ’80, che precisando di essere antifascista e anti-berlusconi mette subito di buonumore la giovane milano post-elettorale. Nella loro mezz’oretta di set convincono coinvolgendo il pubblico in danze circolari e cori, controcanti e a sorpresa anche una cover di ‘Should i stay or sohuld i go?’ dei Clash.

Poco dopo le 17.30 è la volta dei Volbeat un gruppo danese per la prima volta in Italia con una ricetta molto originale, fondere un cantato e un atteggiamento rockabilly su sonorità decisamente metal, come a dire Elvis nell’era della doppia cassa. L’omaggio che il tatuatissimo cantante Micheal Poulsen fa a mister Johnny Cash su ‘Sad man’s tounge’ è molto divertente.

Qualche minuto prima delle 19.00 da New York City arrivano i Sick Of It All: monumento dell’hardcore di matrice straight-edge, che difficilmente nelle domeniche pomeriggio al CBGB’S del 1986 si immaginava che un giorno, così lontano da casa, avrebbero suonato davanti a così tante persone, in realtà non strabiliano e non deludono, nel finale omaggiano anche i Black Sabbath come a voler preparare al lento set che li seguirà, infatti alle 20.00 si affaccia Glenn Danzig, mente geniale che fondò i Misfits insieme a Gerry Only (che ne continua dopo una lunga bega legale a portare in giro il nome) Danzig è anche il nome del gruppo che da oltre venti anni propone un lento e lugubre metal con riferimenti e icone simile a quelli che portarono alla ribalta i Misfits, solo che questa volta il 55enne cantante del New Jersey è assolutamente impresentabile, canta fuori tono, fuori tempo, non si ricorda i testi e continua a fare la stessa irritante mossa per tutto il concerto, roba da fare tenerezza al peggior Pino Scotto. Il pubblico dopo un po’ comincia a contestare pesantemente e a suon di fischi li caccia fuori dal palco con 10 minuti di anticipo sulla scaletta.

Cambio palco di mezzora anche l’ultimo cosi come di mezzora sono stati tutti i cambi palco precedenti, forse stavolta era meglio prendersela con comodo visto che inspiegabilmente dalle 21.30 quando dietro a un telo bianco compaiono i System of a Down e c’è la prima nota di ‘Prison song’ il volume arriva alla metà di quello che per tutto il giorno è stato proposto per le altre band, ci sono alcuni strumenti (su tutti la chitarra di Daron Malakian) che vanno e vengono, stanno su un canale solo, insomma, è la Waterloo della fonia. I fonici sono stati tutti uccisi da Danzig penso, invece mi giro e sono li tranquilli dietro ai mixer come se tutto andasse a gonfie vele. Purtoppo anche se alcuni reagiscono bene, e li vedi lì saltare, ballare, cantare (con volume molto sopra la band), io non riesco a godermi il concerto in queste condizioni. E’ inutile buttare sul piatto le migliori cose dei 5 dischi usciti, è inutile la camicia bianca da signore per bene di Serj, il cappello da mafioso di Daron, il pizzetto kilometrico di Shavo, e le performance che se sembrano, pur sentendosi troppo poco, grandiose di John Dolmayan alla batteria. E’ inutile il lavoro della scenografia, delle luci, l’agitarsi di chi si è arrivato da Palermo, da Roma, da tutta Italia e anche da fuori per questa prima data del reunion tour. E’ tutto inutile perchè un concerto che non si sente è come un film visto con le bende agli occhi è come vedere Leo Messi senza che nessuno gli passi mai la palla per tutta la partita. Capisci che sono lì, che potrebbe essere una di quelle serate storiche ma poi nessuno accende la miccia, nel mondo dei sogni oggi ci sarebbe un comunicato della LiveNation che annuncia il rimborso del biglietto scusandosi con il capo cosparso di cenere per l’accaduto, invece nel day-after sul loro sito inutile ci sono le pubblicità dei live di Vasco Rossi e dei Modà.

Giovanni Cerro

3 COMMENTS

  1. c’e’ da dire pure che, nonostante li abbiamo (quasi) tutti amati, anche i SOAD hanno rotto i coglioni… viva pino scotto e richard benson 😉 ahh ahh ahh…

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