Swim Deep @ XS Live [Roma, 21/Novembre/2013]

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Gli Swim Deep, sin dal nome, evocano l’estate. Se dovessimo associare la loro musica ad una stagione, sarebbe l’estate. Il loro album d’esordio, ‘When The Heaven Are We’ è uscito il 5 agosto della scorsa estate. Con queste premesse ci sembrerà ironico che per arrivare al loro live ci vedremo costretti ad affrontare una tempesta autunnale, se vogliamo attenerci al calendario, o invernale, se invece vogliamo rendere meglio la sua intensità. Arriviamo all’XS di Via Libetta poco dopo le 22:30, con un ritardo calcolato per evitare di assistere per l’ennesima volta ad un opening act dei Love The Unicorn, band romana da noi mai amata, ma che sembra seguirci nei nostri pellegrinaggi da spettatore con un’onnipresenza che ricorda quella dei Blur nel video (e nella vita) di ‘Charmless Man’, certamente più fortunato di noi. Nonostante la scelta di presentarci più tardi rispetto all’orario consigliato, al nostro arrivo troveremo le porte del locale ancora serrate e davanti ad esse un discreto numero di avventori ammassati sotto ad un gazebo posto nei pressi dell’entrata, nel tentativo di ripararsi dalla pioggia. Ciò che ai nostri occhi apparirà inizialmente illogico ci verrà ben presto spiegato: gli Swim Deep sono arrivati in zona Ostiense con un notevole ritardo, causato da non meglio precisati problemi sopraggiunti in dogana e per questa ragione il loro soundcheck ha subìto uno slittamento tale da far posticipare l’inizio dello show di circa un’ora. Decideremo così di ripararci dal primo vero freddo della stagione nel pub dirimpettaio, all’interno del quale potremo svolgere un’attenta analisi sociologica sulla fauna dei giovedì libettiani. Il tempo di un drink e torneremo alla venue, dove troveremo il gruppo spalla intento a chiudere il proprio set. Guardandoci intorno noteremo che gli spettatori presenti si attesteranno intorno alle ottanta unità e, nonostante le ridotte dimensioni del locale, ognuno di essi avrà la possibilità di assistere al live dalla propria posizione preferita. Chi vi scrive ne è l’esempio: nonostante non fossimo stati di certo tra i primi a varcare le porte, avremo la possibilità di posizionarci agevolmente in una prima fila neanche troppo laterale.

Gli Swim Deep sono l’ultima suggestione proveniente da Oltremanica, nello specifico da Birmingham, e dopo un paio d’anni di gavetta passati a pubblicare EP e ad esibirsi in prevalenza nel proprio paese d’origine, ha sfornato il primo LP, con coordinate indie pop talvolta tendenti al dreamy. L’età media del quintetto (due chitarre, basso, tastiere e batteria) è di 20 anni, anche se quando ce li troveremo davanti la nostra mente tornerà ai magici tempi delle scuole medie, quelli delle feste pomeridiane a base di aranciata e delle sigarette fumate di nascosto. Il nostro motto è just the music, ma non possiamo fare a meno di riportare qualche dettaglio del look di questi filiformi ragazzi, per dovere di cronaca: Austin Williams, il cantante, si presenterà con una t-shirt che renderà omaggio al locale in cui suona, almeno per quanto riguarda la taglia, mentre il bassista, sorpreso in più di un’occasione a pizzicare l’aria più che le corde del suo strumento, indosserà un pantalone felpato rosso fuoco, non proprio l’ideale per evitare l’effetto pugno in un occhio quando i tuoi lunghi capelli sono tinti di biondo platino. La loro immagine potrebbe anche risultare divertente se le espressioni di chi è sul palco non fossero quelle di chi ci crede molto, forse troppo. Superato lo smarrimento iniziale, ci dedicheremo finalmente alla musica, non restandone delusi: l’atmosfera creata dalle note dei britannici non risulterà scontata, né noiosa. Il concerto non ci dispiacerà, anche se ci sembra d’obbligo sottolineare che le speranze di questa band di essere citata nelle top 5 (o nelle top 50) dell’anno che volge al termine sono pressoché nulle. La prima cosa che ci viene in mente, ascoltando i singoli ‘Honey’ e ‘King City’, vere e proprie catchy tunes, è che avremmo fatto meglio a non dare un volto a questo gruppo, continuando ad ascoltarlo durante le nostre incursioni nel pop leggero della più frivola specie senza sapere chi ci fosse dietro, fatta eccezione per qualche foto inevitabilmente captata in rete. Uno dei brani più riusciti dell’intera scaletta sarà una cover, scappatoia quasi obbligata per chi si trova a sostenere un live da headliner con soltanto un album all’attivo. La scelta ricadrà sulla celeberrima ‘Girls Just Wanna Have Fun’ di Cyndi Lauper, arrangiata in maniera originale e nella quale i britannici ci metteranno molto del proprio marchiandola con il proprio sound, già molto riconoscibile. Dopo un po’ di carota, ci vediamo però costretti a tornare al bastone: l’atteggiamento sul palco dei ventenni (anche se l’orientamento generale dei presenti è credere che in realtà siano al limite della maggiore età) sarà abulico, cosa che non ci saremmo mai aspettati da ragazzi che, in linea teorica, alla loro età dovrebbero tirar fuori gli artigli per ottenere consensi, far girare il proprio nome e crearsi una fan base. A loro però, oltre alla musica, interessa anche molto fare pose, che ce li rendono indigesti, ma fanno ottenere al frontman, a fine live, un appassionato (e non si sa quanto gradito) bacio sulla guancia da parte di una giovanissima fan in visibilio che salirà sul palco per dimostrare il suo affetto. Visto lo stupore dipinto sul volto di Williams e la sua reazione che trascenderà nell’immobilismo, siamo certi che questa sarà una delle istantanee che resterà nei ricordi della band al termine del tour europeo di questo novembre, partito da Parigi ad inizio mese ed in via di conclusione a Barcellona al termine dello stesso. Solo grandi città nelle tappe di questi ragazzi che forse dovrebbero ricominciare dalle basi, per proporsi in una veste che potrà regalare loro una carriera più longeva e non basata esclusivamente su effimeri ammiccamenti ed abbigliamenti ai confini della realtà, ma anche su un prodotto musicale che con i dovuti aggiustamenti potrebbe ottenere rispetto da un pubblico non esclusivamente composto da teenager.

Andrea Lucarini

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