Swans @ Circolo degli Artisti [Roma, 22/Marzo/2013]

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Chi abbia mai avuto modo di vedere gli Swans all’opera può considerarsi un privilegiato: vederli sterminare intere platee tramite impetuose bordate sonore è roba che ti fa tornare la sera a casa con una consapevolezza diversa. Sì, la tua vita potrebbe risentirne un pochino di un concerto del genere. È stato impossibile per me uscire dal Circolo degli Artisti senza porgermi delle domande, senza ridefinire dei parametri tramite i quali ho sviluppato, e continuo tuttora a sviluppare, il mio senso critico. La serata è stata in se un inno all’arte di fare musica, l’esplosione della libertà espressiva di Gira & co., ed è sembrato stupefacente constatare come un gruppo nato negli anni ’80 possa riuscire ad esprimersi a così alti livelli nel 2013, trent’anni dopo la pubblicazione del primo LP. In circa due ore di concerto hanno suonato sette brani, di cui due (‘Mother of the World’ e ‘The Seer’) tratti dall’ultimo album ‘The Seer’, probabilmente la migliore uscita discografica dell’anno scorso, quattro inediti (stupefacenti), ed uno solo appartenente alla storia della band, ‘Coward’, che fa loro compagnia sin dal 1986. E sin dalle prime note si è capito ineluttabilmente che si sarebbe arrivati alla perdita totale di coscienza,  i muri sonori avrebbero spadroneggiato in sala e dominato le nostre capacità cerebrali, ed infatti dopo qualche minuto tutti eravamo impegnati ad eseguire una danza primordiale in cui non esistono passi prestabiliti, movimenti e atteggiamenti comuni. È stata una sensazione stranissima, come se il cervello non rispondesse più ai comandi, come se fosse totalmente succube della musica che lo colpiva, con il corpo che reagiva di conseguenza. Ma non è stato solo danza e sudore, il concerto ha avuto (eccome) delle dilatazioni, momenti di stasi pseudo-mistica che il pubblico ha accolto con le mascelle distese e con le bocche a formare un “oh” di meraviglia, come se fossimo tanti bambini la prima volta che vedono un elefante allo zoo. Dal crescendo in progressione di ‘To Be Kind’ fino alla mastodontica ‘The Seer’ il concerto non ha conosciuto cali, momenti morti; è stata una sequela di mattonate sulle tempie senza soluzione di continuità, con un Gira quasi sessantenne che si dimostra in grande forma possedendo il palco come se fosse suo per diritto divino, capace di gestire i suoi musicisti come se fosse un direttore d’orchestra. Sì, i nuovi Swans, cupi violenti e claustrofobici come lo erano negli anni ’80, hanno dimostrato appieno che il monito lanciato dal loro disco del ’98 ‘Swans Are Dead’ non poteva essere più falso. Perché gli Swans sono vivi (al contrario dei miei timpani).

Stefano Ribeca

1 COMMENT

  1. Bella recensione…condivido in pieno!
    Se posso aggiungere una cosa ; ho visto gli Swans 4 volte , l’ultima volta prima di questa data romana è stata a Bologna con il medisimo materiale (Piu’ o meno) nel 2012 , vorrei dire che per quanto possa essere poco determinante nel mare di rumore che affoga i miei tappi, ho notato che il live romano ha perso molto a livello di sfumatore sonore…oltre che per i limiti strutturali della sala , ho avuto l’impressione che ci sia stato anche una pessima equalizzazione del tutto da parte dei fonici.Peccato…ma sempre un grande show!

    Marco

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