Suuns + No Joy @ Init [Roma, 2/Giugno/2011]

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Un caldo infernale a Roma, la colonnina di mercurio segna ventuno gradi alle 21:30 ed il traffico locale nei pressi dell’Init è leggermente intasato, non tanto per la percorribilità delle strade quanto per trovare un parcheggio. Stasera, nel locale adiacente ci sono “I soliti idioti” sold out da più di un mese ormai e sembra quasi che parecchi abbiano parcheggiato il giorno prima. Il programma di stasera prevede No Joy in apertura e Suuns come headliner. La prima formazione è indirizzata verso un rock tra il noise indie ed una psichedelia virante al pop. Buono l’impatto con la sala semivuota che va riempiendosi (alle solite) non appena la batteria si fa sentire sul serio. La band canadese suona senza pause fra un pezzo e l’altro, segno che la scaletta è stata accuratamente preparata, un’infinità di pedali per le due chitarre, si sentono incrociati dei digital delay, riverberi e crunch, niente di troppo raro da reperire anche se, in tutta onestà, utilizzati davvero bene. Un solo appunto anche se probabilmente fa parte del genere: un tantito ripetitivi nei ritmi.

Solita pausa birretta, quindi è la volta dei Suuns. Passo di fronte al banchetto del merchandise e resto affascinato dalle loro T-shirt, molto originali, anche se per una regola personale che mi sono imposto tanto tempo fa, voglio “prima ascoltare il concerto” poi deciderò se prenderne una. Preparo la macchina fotografica e mi avvicino al palco mentre ancora stanno terminando l’allestimento del palco, sembra ci sia qualche problema con un microfono, ma niente che i tecnici dell’Init non possano rapidamente risolvere. Anche i Suuns provengono da Montreal, proprio come la band di spalla, anche se rispetto a loro, si tengono a distanza dal pop, offrendo un sound forse più ricco di sperimentazione ma anche di atmosfere electro-noir. Il suono nettamente più cupo e sinistro viene subito fuori alle prime note, ottima fusione di synth analogico e classico trio formato da basso batteria e chitarra, il tutto perfettamente completato dalle diverse voci, in pratica cantano tutti, anche se ovviamente la voce che spicca principalmente è quella del frontman, Ben Shemie, molto spesso un sussurro vellutato, anche se quel microfono continua a dare qualche problema. La performance continua più o meno sui toni dettati dal genere, ottiuma la qualità del suono che ne esce, niente di troppo originale è vero, comunque il tutto appare ben eseguito, legando una buona dose di elettronica mista a rock indie. Una live session davvero piacevole, e proprio quando il microfono decide di darsi da fare ed evitare problemi, ci pensa (probabilmente) uno dei pedali della effettiera di Joseph Yarmush, la sua chitarra non emette più un solo suono, eppure sembra tutto acceso ed in regola… ci vorrà qualche minuto prima di risolvere sostituendo direttamente l’intera effettiera, ringraziando per la gentile concessione, la band spalla che si fa trovare pronta ad aiutare. Tutto sembra finalmente risolto, anche se purtroppo il clima si è irrigidito sopratutto sul palco, lo stesso Shemie non sembra effettivamente contento di come stanno andando le cose ma decide comunque di andare avanti, anche se l’espressione stizzita non lascerà più il suo volto fino a quando arriverà il momento di lasciare il palco. Nonostante questo, il caloroso pubblico dell’Init applaude convinto, i Suuns abbandonano il palco forse troppo presto, molti pezzi sono stati forse tagliati per questioni di tempo, problemi derivati da motivi tecnici già raccontati, ma alla fine, entrambe i gruppi hanno espresso un sound molto intenso, ed ancora una volta ho preferito la scelta artistica dell’Init a quella goliardica del Circolo degli Artisti.

Il concerto in sintesi:
Band: 7, oltre la sufficenza direi, anche se in certi casi (e non vale per le No Joy) si dovrebbe mantenere comunque la calma, se non il sorriso…
Suono: 7, ottimo suond, come sempre del resto, peccato per i problemi tecnici che comunque non credo si potessere gestire in maniera migliore, quando la sfiga si accanisce…
Pubblico: 7, non numerosissimo, in molti hanno preferito la goliardia al Circolo, ma i presenti apprezzano e si fanno sentire anche durante quei minuti di attesa durante le problematiche tecniche
Location: 7, la solita certezza, come spesso accade, ne vale davvero la pena!

Stefano D’Offizi

 

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