Suuns + Mac DeMarco @ Lanificio 159 [Roma, 29/Aprile/2013]

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La Notte dei Canadesi. Probabilmente non esiste titolo più indicato per definire la serata di lunedì scorso nel locale di Via Pietralata, reduce da un recente restyling che lo ha reso più adatto ad accogliere i sempre interessanti artisti portati sul palco da Ausgang. Appena arrivati, in attesa dell’inizio dei live, ci affacciamo sul suggestivo balcone vista Aniene rendendoci conto che sulla bocca di tutti non ci sono i Suuns, band con maggiore anzianità di servizio ed headliner di serata, bensì Mac DeMarco, ventiduenne artista Montreal-based reduce dalla sua seconda fatica discografica, che in un evidente impeto di creatività ha deciso di titolare cripticamente ‘2’. Così, quando sale sul palco accompagnato da tre elementi (chitarra, basso e batteria), non ci sorprende che l’accoglienza a lui dedicata dai presenti sia quella che si riserva ad un idolo. C’è persino un fan con le stampelle e chi come me ha vissuto un concerto in una situazione fisica analoga (leggi) può garantirvi che non si tratta di una situazione che sareste disposti ad affrontare per un artista che è stato meno che a lungo nelle vostre cuffie e nel vostro cuore. Dei nove brani proposti, ben sette sono estratti dal suo album più recente, nel quale si è allontanato dal lo-fi più spinto dell’esordio ‘Rock And Roll Night Club’ per abbracciare sonorità più vicine all’easy listening, con un pizzico di psichedelia, o per dirlo con una definizione da lui stesso coniata, jizzy jazz. Ma nessuno resta rinchiuso nel proprio genere di riferimento e la prova ne è il fatto che nell’intro di ‘Freaking Out The Neighborhood’ venga omaggiato lo storico brano dei Rammstein ‘Du Hist’, quanto di più lontano dalle atmosfere evocate dalle tracce da lui stesso composte. Nel frattempo, consapevole di avere dalla sua parte la stragrande maggioranza dei presenti, il giovanotto canadese non smetterà mai di ammiccare con essi, definendo sexy qualsiasi cosa gli venga in mente, dalla città in cui suona, alla musica, alla platea. Che poi quella parola suoni ridicola in bocca ad un post-adolescente imberbe e sudaticcio è un altro discorso, ma lasciamo al pubblico femminile l’eventuale giudizio in merito. Arrivato all’ultimo pezzo in scaletta, ‘Still Together’, lascia la chitarra che aveva imbracciato fino a quel momento, stacca il microfono dalla sua asta e si dedica ad un brano che richiede vocalizzi impegnativi. La melodia di questo brano rimane impressa e DeMarco ne è ben consapevole, visto che tirerà talmente per le lunghe il together finale da farlo riecheggiare nelle orecchie degli spettatori dalla chiusura del suo live almeno fino all’inizio di quello dei Suuns.

Gli headliner di serata si presenteranno al pubblico intorno alle 23, e chi pensa che resti qualcosa in comune con le atmosfere rilassate evocate fin lì da Mac DeMarco o che la loro musica sia solare come il proprio nome di battaglia (che in realtà significa zero in lingua thailandese) sembra promettere, si sbaglia di grosso. Fin dall’inizio del set, che si ha con la canzone-manifesto ‘Music Won’t Save You’, si nota che il pubblico è vistosamente diminuito, con quelli che “è meglio la band di spalla dell’headliner” rifugiati sul balcone esterno a fumare o a postare su Instagram le foto di DeMarco. A nostro avviso, però, le gerarchie sono state del tutto rispettate: con la band di Ben Shernie sul palco si cambia decisamente registro. Il cantante e chitarrista è sulla sinistra del palco, defilato come posizione e discreto nel (quasi inesistente) rapporto con il suo pubblico. Il centro del palco è occupato curiosamente dal bassista, ma il vero protagonista sarà Liam O’ Neill, un batterista che picchierà talmente duro da darci l’impressione di aver perso almeno 1 kg nell’ora e mezza scarsa di durata del live, roba da far sognare chiunque sia in ansia per la prova costume. Il momento in cui l’esibizione diverrà una vera e propria comunione col pubblico si raggiungerà nel corso di una carichissima ‘2020’ che trasformerà i presenti, fino ad allora statici, in una massa di corpi in movimento, rendendo in un attimo la sala concerti del Lanificio un dancefloor a tutti gli effetti, come poi accade regolarmente nei tipici appuntamenti che si susseguono nel weekend nella medesima location. Il brano successivo sarà ‘Minor Work’ che non farà altro che continuare l’opera del precedente, col pubblico sempre più scatenato. Poi arriverà il turno della più pacata ‘Edie’s Dream’ e mentre ci lasceremo cullare dalle note più rilassate del brano, un ragazzone biondo, che sta pagando un evidente dazio agli stupefacenti, salirà sul palco frapponendosi tra il cantante ed il bassista, brandendo un variopinto hula hop e danzando in maniera tanto convincente da farci credere che si tratti di una coreografia studiata dal quartetto canadese per ravvivare la propria performance. Verremo smentiti, un paio di minuti dopo, da un ragazzo della security che lo verrà a prelevare e riportare sulla terra (almeno fisicamente), mentre i presenti gli tributeranno i suoi 15″ di celebrità, attraverso applausi di stima. Per descrivere la dedizione e la concentrazione con la quale i Suuns si dedicano alla perfetta riuscita del suono ed ai propri strumenti, vi basti sapere che durante tutto questo trambusto, silenzioso quanto movimentato, nessuno dei musicisti accenni a discostarsi dal proprio spartito o ad interessarsi a ciò che sta accadendo a pochi centimetri da loro. Il set si protrarrà per circa un’ora e mezza, esaltandoci in avvio, lasciandoci indifferenti nella parte centrale, per poi rinvigorirci con un finale composto da due encore tratti da ‘Zeroes QC’, l’album d’esordio: ‘Up Past The Nursery’ e ‘Sweet Nothing’. Tornando a casa, tra un semaforo rosso e l’altro, che la Nomentana non lesina mai, si ha il tempo di pensare al Canada, a come siamo abituati a vederlo dipinto ed alle differenze siderali nella concezione della musica e dello stare on stage degli artisti che si sono alternati sul palco. Se mai guardando South Park avete avuto un dubbio, potete fugarvelo del tutto: i canadesi sanno essere molto, molto diversi tra loro, e chiunque abbia partecipato a questa serata ve lo potrà senza dubbio confermare.

Andrea Lucarini