Super Elastic Bubble Plastic + Illiac + El Tuco @ Karemaski [Arezzo, 11/Aprile/2009]

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Serata zeppa di band interessanti al Karemaski di Arezzo, ben tre da far salire sul palco, ultima della scaletta, gli schiaccia sassi Super Elastic Bubble Plastic. Il locale, come sovente succede, non sarà pieno fino quasi al termine del concerto dei SEBP; nonostante tutto alle 23:30 circa gli El Tuco di Siena cominciano il loro live davanti ad un pubblico, non numeroso ma interessato. Stoner noise e armonica a bocca, il sound degli El Tuco è un gran bel impasto elettrico, che a mio parere trova i suoi momenti migliori, quando la velocità di esecuzione diminuisce, lasciando emergere atmosfere desertiche, e chitarre da viaggio mentale.

In mezzo a due gruppi dal suono roccioso, si trovano gli aretini Illiac, la sorpresa più bella della serata. Voci chitarra e basso, mutuati dagli ormai scomparsi Filofobia, e una band di tutto rispetto alle spalle, Jacopo Fabbroni (chitarre e molti effetti), Federica Viapiana (tastiere), e dietro le pelli troviamo Paffo, preso in prestito dai Thank You For The Drum Machine. Pop elegante, curato e veramente colmo di dettagli sonori, ma che tuttavia si lascia comprendere e godere dal primo ascolto. Francesco e Silvio (voci), sono una coppia di fatto in ambito musicale, le loro linee vocali e strumentali si intrecciano e si incastrano, abilmente sorretti da tutto il resto della band. Purtroppo, accade non di rado che il pubblico dimostri se stesso ai concerti, infatti, se al concerto dei compaesani Illiac, ha assistito un foltissimo pubblico, non è stato lo stesso per i SEBP, che hanno comunque assalito i padiglioni auricolari dei non troppi presenti.

Cambio completo di palco, batteria al centro, basso, chitarra e voce ai lati, tanto per chiarire che l’intenzione è quella di suonare “in faccia” al pubblico. Sarà rock’n’roll tirato, e suonato senza sosta per più di un’ora, i SEBP sono da tempo una band affermata e si sente, comunicano lo stretto necessario con i presenti, e pensano piuttosto a sudare suonando i loro pezzi. Gionata Mirai suona e canta “tutto”, crea la melodia e la distrugge, è la vera anima della band, la quale sezione ritmica crea un temporale percussivo e distorto costante. D’impatto, energico e appassionante il concerto dei SEBP, è necessaria voglia di spaccare tutto e di volersi divertire, per godere a pieno una loro esibizione. Nell’ora abbondante di musica che ci propongono, estraggono ovviamente molto da ‘Chances’ riempiendo con pezzi dai primi due album, sparando in fila le due cartucce ‘My Emotional Friend’ e ‘Fake Queen’. Anche se non hanno goduto della risposta di pubblico necessaria, i SEBP hanno dimostrato una volta di più la loro voglia di suonare tiratissimo rock’n’roll (blues, grunge, indie), e di non curarsi troppo di ciò che gli accade intorno, anche se a mio avviso non sono mai stati valorizzati abbastanza nel nostro paese, forse perché fanno un genere che da noi “non va”? È troppo poco fighetto, chi lo sa? O forse il problema è solo che non cantano in italiano, come Il Teatro Degli Orrori?

Gilles Regoli

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