Super Elastic Bubble Plastic @ Circolo degli Artisti [Roma, 11/Settembre/2009]

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Tornano i Super Elastic Bubble Plastic a Roma, al Circolo degli Artisti, dopo qualche mese dall’intimo concerto al Parco delle Valli (leggi). Il trio mantovano che ebbe un successone con il singolo ‘My Emotional Friend’, oggi è indubbiamente uno dei gruppi più interessanti che offre il panorama nostrano. Alcuni li hanno definiti indie rock’n’roll. Altri, soprattutto dopo l’uscita dell’ultimo album ‘Chanches’, hanno parlato di post punk. Ad ogni modo, i brani composti sono energici, dai ritmi frenetici e dalle melodie imprevedibili. Il locale al mio arrivo è semivuoto come era facile prevedere, così mi siedo ad un tavolo con il rockettaro che condivide con me la passione per questo gruppo. Sorseggiamo una birra aspettando le 10 e 30 per l’inizio del concerto. La serata del venerdì, complice forse anche l’entrata gratuita, si rivelerà molto piacevole. Molta gente ma nessun pienone da sabato sera con tanto di file interminabili ai bagni e al bancone per le consumazioni.

Alle 11 invece dentro la sala è tutto pronto, la batteria è posizionata come di norma al centro, ma molto in avanti, quasi a voler puntare i riflettori su di essa: veder suonare Alessio Capra è qualcosa di ipnotico. Si comincia quindi. I tre salgono sul palco, imbracciano gli strumenti e cominciano a “noiseggiare” per un po’, poi attaccano con le prime due tracce di ‘The Swindler’ (il primo EP prodotto da Giulio Favero) ossia ‘Double Party’ e ‘I Can’t Sleep And I Hate You’. Una cosa che si nota subito è la poca incisività della voce: Gionata Mirai, frontman e chitarrista sembra voler puntare ad altro, come se i testi e la linea vocale fossero secondarie rispetto al tappeto sonoro studiato nei minimi dettagli. Ed infatti i brani hanno poco testo, generalmente breve e non eccessivamente articolato, ma sono decisamente incazzati. Penso a ‘Someone Nice To Kiss’ o lo stesso ‘My Emotional Friend’, ‘Come With U.S.’ e ‘New Personalities’. Penso anche ai momenti che intercorrono tra un brano e l’altro, nei quali si divertono ad improvvisare. Poche parole e poco intrattenimento extramusicale, salgono semplicemente sul palco, ci offrono la loro bella dose di rock, la eseguono al meglio e poi salutano, ringraziano e si rilassano. È vero, forse in alcuni momenti manca il trasporto del pubblico che si può avere invece in band meno “introverse”, ma si ha la sensazione che dietro tutto ciò ci sia serietà, professionalità e tanta passione per questo genere di rock: un rock possente, mai banale e nello stesso tempo diretto come un pugno. Scoprire gruppi di questo tipo e avere la possibilità di vederli suonare a stretto contatto è ciò che più dà soddisfazione in un marasma di banalità a cui viene dato fin troppo spazio.

Marco Casciani

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