Sunn O))) @ Fillmore [Cortemaggiore, 1/Ottobre/2011]

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Oggi io e il buon Rocca ce la prendiamo comoda, d’altronde sarà una serata impegnativa. Così poco dopo le 18 siamo già in direzione Cortemaggiore. Il concerto dei Sunn O))) è anche un’ottima occasione per farsi una mangiata fuori porta. Così entriamo una trattoria poco distante il locale e ci troviamo il gruppo intento a mangiare e bere vino rosso. Li imitiamo prontamente e ci gustiamo il siparietto della cameriera (parecchio giovane) abbordata ed invitata al concerto da un membro non precisato del gruppo. Dubitiamo abbia avuto il coraggio di varcare le porte del Fillmore.

Altri eventi degni di nota sono gli insulti presi per aver parcheggiato davanti a due vecchiette e quelli presi in un bar lì vicino, presumibilmente per l’accento non propriamente nordico del mio compare. Ridendo ci ritroviamo innanzi al Fillmore, suppongo fosse un vecchio cinema. L’attesa è già palpabile e all’ingresso i tappi per i timpani vanno a ruba, ma noi decliniamo gentilmente l’offerta. In apertura i The Secret, band che sotto l’ala protettrice della Southern Lord ha riscosso successo un po’ ovunque. È di pochi giorni la notizia del loro imminente tour di supporto ai Kvelertak in giro per l’Europa. Auguri ragazzi! Oggi purtroppo i loro suoni sono parecchio impastati e la voce affiora a stento, così li apprezzo principalmente quando rallentano, dando un po’ di respiro alla loro carica distruttiva. E, tutto sommato, nonostante i problemi di suono, l’intensità della performance è lodevole.

L’attesa, però, è tutta per i Sunn O))) e tra un cambio palco e l’altro il pubblico inizia a radunarsi sotto palco. D’altronde i loro concerti sono al tempo stesso temuti e venerati. Personalmente, non credo di essere mai riuscito ad ascoltare un loro disco dall’inizio alla fine, ma in un contesto live mi hanno già lasciato pietrificato un paio di volte. Ed anche oggi confermano l’unicità della loro proposta. Difficile limitarsi a parlare di concerto, quanto assistito oggi è un vero e proprio rito collettivo che ti porta ad assimilare ogni suono in maniera viscerale e personale. C’è chi sta in piedi con gli occhi spiritati, altri sdraiati fin dall’inizio del concerto e altri ancora raggomitolati nelle posizioni più assurde. Io, dopo circa venti minuti passati a guardare il vuoto assorbendo alcuni feedback molto vicini alla soglia del dolore, mi siedo appoggiandomi contro un muro. Lì inizia il mio viaggio personale al solo scopo di trovare la vibrazione perfetta. E così mi ritrovo ad appoggiato contro il muro mentre alla mia sinistra due ragazzi stanno completamente sdraiati e alla mia destra un altro è in preda a convulsioni. Non di rado qualcuno molla il colpo e scappa in zone più sicure. Io persisto e quando entra in gioco Attila sembra di avere di fronte un sacerdote con le chiavi del mondo in mano. Una voce profonda come poche che ti invita a continuare la tua ricerca interiore. Quando mi alzo per andare al gabinetto mi ritrovo con le luci che vanno e vengono e quasi quasi mi inginocchio ad urlare “Alleluia!”. Poi all’improvviso tutto finisce e ci troviamo a guardarci negli occhi, increduli. Quando Andrea mi avvicina e mi chiede “Ma sei andato al cesso?” non c’è stato bisogno di dire altro. Tutto era chiaro per entrambi. Per alcuni forse un bluff, per noi decisamente un’esperienza mistica.

Chris Bamert

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