Sun Kil Moon @ Trix [Antwerpen, 8/Settembre/2008]

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Ogni tanto capita che, mentre sto all’estero per lavoro, mi imbatta per caso in qualche concerto interessante. Durante questa trasferta in Belgio ce n’è solo uno ma è di gran classe (per chi non conoscesse i Sun Kil Moon, si tratta di uno dei progetti di Mark Kozelek, mente dei Red House Painters), perciò dopo aver mangiato una discreta fonduta di formaggio ed essermi scolato nell’ordine una Tripel Karmeliet e una Westmalle mi avvio a piedi dal centro verso il Ring autostradale che circonda la città. Una volta arrivato sulla via chiedo a una coppietta di ragazzini dov’è questo locale viasto che tutto quello che vedo intorno sono autostrade e prati. Per fortuna anche i due simpatici mocciosetti stavano andando al Trix, per cui li seguo. Scopro che vengono al concerto perchè adorano l’album di cover dei Modest Mouse pubblicato qualche anno fa dai Sun Kil Moon, ma non conoscono i Red House Painters. Beata gioventù. Scopro anche che hanno un biglietto in più e me lo vendono a 10 euro anzichè a 15. Il locale è una via di mezzo tra l’Alpheus e il Traffic, appena entrato (e sono le 20:40) c’è già un cantautore indie col ciuffo emo che si esibisce insieme a una vocalist caruccia. Non lo seguo più di tanto se non per la cover desolata di camcaminìn spazzacamìn che mi fa sorridere. Al bar si paga coi gettoni, ogni gettone costa 1,70 euro, ogni birra costa un gettone. Solo gli idioti che bevono vodka e red bull pagano la bellezza di 4 gettoni, ben gli sta.

Verso le 21:30 salgono sul palco i Sun Kil Moon, Kozelek, si posiziona defilato sulla sinistra, il bassista al centro e l’altro chitarrista a destra. Dietro di loro il batterista. Non covavo molte speranze di ascoltare qualche brano dei Red House Painters, ma i quattro mi smentiscono al primo pezzo. Si inizia infatti con ‘Make Like Paper’ dall’album ‘Songs From A Blue Guitar’ e la cosa mi torna: infatti questo è probabilmente il primo pezzo in cui Mark Kozelek ha cercato di rievocare certe sonorità alla Neil Young che si sono perfezionate poi appunto negli album dei Sun Kil Moon, soprattutto nell’ultimo bellissimo ‘April’. Molti dei pezzi proposti dal vivo sono lunghissimi, anche più di dieci minuti. Kozelek ha i suoi tempi, ma una volta che li si accetta si viene ripagati alla grande come in ‘Tonight In Bilbao’, ‘Unlit Hallway’ e soprattutto quello che è il capolavoro di quest’ultimo album: i dieci minuti di ‘Tonight The Sky’ hanno la stessa andatura di ‘Down By The River’ o ‘Southern Man’, le chitarre sono sporche come in ‘Cinnamon Girl’ (tutte di Neil Young appunto) ma la voce di Mark Kozelek se nella strofa cerca di emulare quella del candese, nel ritornello sfocia in un apertura epica e evocativa in grado di farti levitare in aria. Per fortuna che c’è ancora almeno una persona che nel 2008 riesce a comporre dei pezzi come questo che suonano subito come dei classici. Una volta finita si ritorna coi piedi per terra e si applaude per far uscire il gruppo per il bis. Per il secondo e conclusivo pezzo dei bis, il gruppo mi sorprende di nuovo, suonando quella che è la mia seconda canzone preferita dei Red House Painters (la prima me la tengo per me), ovvero ‘Mistress’, dall’album omonimo (o ‘Rollercoaster’ che dir si voglia). L’esecuzione è spoglia, non ci sono più gli effetti simil shoegaze della versione studio, ma si ritorna ugualmente a volare nei minuti conclusivi mentre Kozelek intona all’infinito i versi “… to be my, to be my miss, to be my mistress, to be my, to be my miss, to be my mistress, to be my, to be my miss, to be my mistress …” che mi accompagneranno durante il mio ritorno in albergo e oltre.

Daniele Gherardi

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