Strand Of Oaks – Hard Love

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Il quinto album di Timothy Showalter è una conferma. Che non sorprende se si conosce l’operato passato dell’artista dell’Indiana. ‘Hard Love’ è indefinibile, perchè figlio del nuovo millennio, musica dunque non più riconoscibile e così etichettabile come accadeva vent’anni fa, ma flusso in movimento di numerosissime influenze che accompagnano, spiazzano, ritornano, lasciano, riprendono, commuovono, travolgono. In una vita normale non comprerei mai un disco alla Strand Of Oaks che poi è come dire un disco di alternative > indie > rock pieno di crine e tradizione, come se i My Morning Jacket discutessero di denim e flanella con Ray Raposa, come se i War On Drugs tirassero la barba a Father John Misty, come se tutti assieme scambiassero allegramente figurine di Neil Young e John Prine. Americana anni ’80, le ballate, il rock’n’roll, una stratosferica ‘On The Hill’, qualche spruzzata di Cult epoca ‘Ceremony’, niente psichedelia del cazzo fortunatamente, calore, sudore, densità. C’è chi revisiona con gusto e chi revisiona di merda. Timothy appartiene evidentemente al primo caso. (ET)

Dead Oceans

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