Stoned Hand Of Doom VI @ Jailbreak [Roma, 14/Maggio/2010]

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Gasp! Di nuovo lo Stoned Hand Of Doom! Capitolo anzi, chapter, sesto. Purtroppo non ho potuto assistere alla serata successiva – che era decisamente più interessante – ma solo a questa sorta di discreto warm up al Jailbreak. Intanto che il festival sia consolidato lo dimostrano i numerosi barbogi giunti da ogni parte d’Italia sin da oggi e ancora più massiccia sarà la presenza del giorno dopo. La serata prevede cinque band ma ne sono riuscito a vedere solo tre. Entro e trovo i Grayceon nella parte finale del loro concerto con una ragazza che suona un contrabasso a forma di ossobuco. Ascolto solo un minuto e mezzo per cui non posso dar giudizi. Mi aggiro nel locale e trovo un sacco di stand e barbe, anche moltissime ragazze (cosa strana per questo genere), e c’è un clima del tipo “ci conosciamo tutti ma anche se non ti conosco sono tuo fratello di sangue”. Fratelli fino a un certo punto perchè di colpo entra una cricca di skinhead con teste rasate, t-shirt da battaglia e facce da trucidi. Il primo concerto che vedo è quello dei Pombagira, duo londinese di nessuna speranza perchè raramente mi ero annoiato così a un concerto. Riff triti, screams arruffati, ritmiche pedanti. Il pubblico doom è molto doom perchè non si muove di un centimentro, ascolta il concerto al massimo a braccia conserte conserte con il bacino ancorato come un albero.

Altro duo, altra donna sul palco. Sono i ferocissimi Jucifer, duo davvero malvagio. Il primo brano mi aveva frantumato subito, ero già  sul punto di uscire, essendo scadente il suono e la lentezza esasperante. Ma devo dire che con il proseguire del tempo la band ha offerto un concerto davvero estremo. In tutto. Anche nella noia. Si passa da riff con accordatura bassa all’inverosimile, di una lentezza elefantiaca a ritmiche black metal o brutal death stle Morbid Angel/Brutal Truth. Il cantato è fatto di cavernicoli suoni emessi da lei o da lui con tutto il male possibile. Il batterista ha offerto un concerto di resistenza fisica. A ogni colpo si percepiva il dolore fisico e l’odio dei “testi” urlati guardando in alto, pensando a dare l’assalto al cielo e agli angeli tutti. Primoridali. Noise, black metal, industrial, doom. Un po’ di tutto. Il pubblico sbigottito e sorpreso apprezza e lancia le corna in alto. A fine concerto la bellissima chitarrista dal viso celestiale, stile bagnina californiana, non ci lancia sangue o sputi dal palco ma dei deliziosi bacini con le mani a forma di farfalla. Ci rimango quasi male.

Finale dedicato agli Ufomammut, italiani. E non ci vuole molto a capire che sono la miglior band della serata e a confermarci che sono sul nostro paese le band migliori di questo genere. Una montagna di drone post psych rock (anche io sono riuscito a coniare un genere come gli organzizatori) che, anche se aggravato da un suono non perfetto, riesce a far brillare la classe di questa band. Un po’ come se i GY!BE suonassero heavy psych, ecco quello che potete aspettarvi da un concerto (o da un disco) degli Ufomammut. Nulla da dire, band di caratura superiore che ha sbaragliato la debole concorrenza delle band straniere. Un peccato non aver potuto assistere alla serata del sabato ma mi dicono sia andato tutto bene con ottime prestazioni da parte di tutti, specialmente Doomraiser, Stoner Kebab ed Eletric Wizard. Plauso all’organizzazione, impeccabile come sempre e stupefacente per impegno massimo nel portare tutte queste band a Roma. L’anno prossimo verranno i Cathedral. BJ mi ha assicurato che prima o poi verranno e io gli credo.

Dante Natale

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