Still Corners @ Largo Venue [Roma, 13/Maggio/2019]

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Appena parcheggiato l’auto nei pressi di Largo Venue, diamo un’occhiata al telefono e troviamo un audio di trenta secondi di un nostro amico che sta venendo al concerto ed è in ritardo. Come spesso succede da quando si è passati dagli sms al social messaging quel messaggio non comunica nulla di importante, di rilevante, di decisivo, ma spiega bene lo stato d’animo col quale noi romani stiamo vivendo questo tremendo mese di maggio. È uno sfogo sul clima il suo, in particolare sulla pioggia. Parlando con noi, per parlare con l’atmosfera, dice che non ci deve per forza essere una seconda possibilità e che la pioggia che non è scesa nei mesi invernali non deve per forza venire giù adesso. A noi, che tiriamo a campare per nove mesi l’anno, per poi vivere sul serio nei tre di estate, ci sembra che in realtà abbia piovuto molto anche in precedenza, ma per quanto ci troviamo d’accordo col suo discorso, il tema emerso della seconda possibilità ci fa pensare al fatto che gli Still Corners erano già venuti a queste lande, ma ce li eravamo persi. Quindi va bene anche che la pioggia recuperi il terreno perso, se siamo noi i primi a poter giovare di queste opportunità, avendo modo di recuperare ai nostri errori.

Nonostante la piena sensazione di essere in inverno, tra acquazzoni e vento forte, la risposta del pubblico di Largo è importante. Non si arriva al sold out, una notizia di questi tempi, ma la sala è gremita. In apertura ci sarà il romano True Sleeper, poi sarà la volta del duo dream pop inglese composto da Tessa Murray (voce e synth) e Greg Hughes (polistrumentista e produttore). Hanno in programma ben quattro date italiane, oltre a Roma toccheranno anche Pisa, Bologna e Milano, per presentare il loro quarto album, ‘Slow Air’, uscito ad agosto 2018, e secondo disco per la loro etichetta personale Wrecking Light Records, dopo aver abbandonato la Sub Pop che li aveva accompagnati nei primi due episodi sulla lunga distanza. Ce li aspettiamo in due, ma sul palco, come spesso capita in certe circostanze, salgono in tre. Oltre a loro ci sarà anche un tastierista a supporto. L’accoglienza è buona, durante i brani gli spettatori sembrano in trance, per poi esplodere al termine dei pezzi. Tessa tiene il palco e cattura tutti gli sguardi e l’attenzione, nonostante gli strumenti siano preponderanti rispetto alla voce, specie nelle tracce più recenti. ‘Slow Air’, dal quale verranno tratti gran parte dei brani, tra cui ‘Black Lagoon’, proposta in apertura, e la splendida ‘The Message’, intorno a metà set, è il frutto di un loro lungo viaggio negli Stati Uniti, in particolare nei suoi deserti. Il sound dei nuovi pezzi è ipnotico e atmosferico e i visual che scorrono alle loro spalle sono ideali per accompagnarlo: immagini vintage, riflessi e tutto ciò che la vostra mente possa produrre pensando al dream pop. Impossibile non scomodare i Chromatics, in alcuni momenti, ma anche i Cardigans, ascoltando la voce della Murray. Nella scaletta ci sarà spazio per due cover, la poco conosciuta ‘The Calvary Cross’, di Richard & Linda Thompson, e, a chiusura della scaletta, ’Still Life’ dei The Horrors, piacevole sorpresa ovviamente molto apprezzata. Tra gli altri brani più celebri ci saranno ‘Cuckoo’, ‘Berlin Lovers’ e ‘The Trip’ a fare il pieno di applausi. Dopo cinquanta minuti di concerto, usciranno come da prassi in attesa di essere richiamati dentro per l’encore che sarà composto da tre brani: ‘Wish’, suonato in acustico dai due membri fondatori e la successiva ‘Sad Movies’ che precederà la già menzionata ‘Still Life’. Poi la cantante darà appuntamento a tutti al banchetto del merch “To say hi” e sarà così convincente da trovarsi di fronte fan accorsi in massa, a saccheggiare le scorte di vinili e magliette, ma anche alla ricerca di pose, scattando delle fotografie insieme. Qualche tempo fa sarebbe stato un concerto come tanti, ma ora che gran parte dei live in città sono di artisti italiani ci sembra quasi che si tratti di qualcosa di speciale, che ha un sapore diverso rispetto al solito, come se, per la prima volta dopo tanti anni ci fossero giorni e giorni di pioggia a maggio. Com’era quella storia dello Yin e dello Yang?

Andrea Lucarini

Foto dell’autore