Stefano Bollani @ Villa Celimontana [Roma, 18/Luglio/2008]

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Se a Villa Celimontana ci fossero state le palme al posto dei lecci e dei pini, allora davvero l’atmosfera sarebbe stata perfetta. Allora davvero avremmo creduto di trovarci a sorseggiare cocktails all’ombra di qualche bar di Cartagena o Veracruz. O, ancora meglio, di Sao Paulo o Rio. Perché, per presentare il suo ‘Carioca’, Stefano Bollani non poteva capitare in un posto migliore. D’altronde, sono quindici anni ormai che Villa Celimontana ospita uno dei festival jazz più importanti, e non è un caso. Gli alberi, i sentieri, il dolce – e anche parecchio fresco – vento che spira attraverso le fronde, il lontano scroscio dell’acqua delle fontane, le luci fioche e soffuse a creare un ambiente morbido e intimista. E musica jazz ad avvolgere e impreziosire il tutto. Perché, come recitava una bella maglietta lì in vendita, ‘il jazz è musica seria, ma non seriosa’. Come qualunque genere, può annoiare ma può anche affascinare e travolgere. E qui ci troviamo sicuramente a raccontare il secondo caso.

Bisogna avvertire che non ci troviamo a parlare di un concerto jazz nel senso più tradizionale del termine (per quanto questo aggettivo possa avere un senso in questa sede). O almeno, non nel senso che un profano del genere (quale il sottoscritto è) gli dà. ‘Carioca’ è infatti un disco in cui Bollani ripropone musiche e sonorità tipiche della cultura brasiliana, samba e choro in primis. Già questo sarebbe sufficiente a conferire alla serata un maggiore appeal. Ma a volte bastano i nomi. Stefano Bollani, oltre ad essere molto simpatico e ad avere molta autoironia (che non guasta mai), è sicuramente un musicista dotato di una tecnica e, soprattutto, di un gusto sopraffini, ed è certamente uno dei maggiori talenti che il nostro Paese abbia espresso negli ultimi anni. D’altro canto, se la rivista ‘Allaboutjazz’ t’incorona tra i cinque migliori musicisti del 2007 affianco a mostri sacri come Ornette Coleman e Sonny Rollins, ci sarà pure un motivo. Ma bando agli indugi e veniamo alla performance. L’intro a ‘Luz Negra’ è un momento memorabile e uno degli apici del concerto. I musicisti entrano uno alla volta e rompono il silenzio gradualmente, riempiendo progressivamente l’atmosfera ognuno con la gamma di suoni che compete al suo strumento. Prima la batteria, poi le percussioni e poi via via tutti gli strumenti riempiono lo spettro sonoro, fino a quando il piano suggella il tutto e dice che si può ufficialmente iniziare. Ad accompagnare Bollani, oltre a vecchie conoscenze come Nico Gori e Mirko Guerrini (rispettivamente clarinetto e sax tenore, già con lui nel gruppo ‘I Visionari’), ci sono personalità importanti della musica brasiliana, come Marco Pereira (chitarra), Jorge Helder (contrabbasso), Jurim Moreira (batteria), Armando Marçal (percussioni) e soprattutto Zé Nogueira (sax soprano), utilissimo anche in fase di scelta del materiale. I momenti più toccanti del concerto si raggiungono quando i musicisti si parlano nei duetti, quando è possibile apprezzare l’intuizione, il tempismo, la sintonia che rendono davvero eccellente un musicista in questo genere. È il caso di ‘Na Baixa Do Sapateiro’ di Ary Barroso, in cui Bollani e Pereira si inseguono in una girandola di note, accelerazioni e controtempi in cui chi si ferma è perduto. E l’amichevole stretta di mano tra i due alla conclusione è la conferma di un’affinità non artificiale né ricercata ma autentica che, quando si concretizza nel momento clou, dà i frutti più saporiti. Stesso discorso vale per gli addetti alla sezione ritmica che, stuzzicatisi (scherzosamente, s’intende) per tutto il concerto, in ‘Tico Tico No Fuba’ hanno finalmente l’occasione di confrontarsi e divertirsi. E il risultato è una corsa frenetica a ritmo di samba, che vede l’uno trascinare l’altro, fino a quando ci si stanca e si sente il bisogno di rallentare e abbassare i ritmi, per poi sparire per pochi istanti nel silenzio e rimettersi a correre nella maratona insieme agli altri. Tra brani più sommessi (l’elegante e poetico duetto con Zé Nogueira in ‘Valsa Brasileira’) e fughe incalzanti (la concitata ‘Segura Ele’), è Bollani ad essere sotto gli occhi di tutti. Com’è tipico di tutti i musicisti veramente bravi, non è tanto la sua tecnica a stupire, quanto la capacità d’invenzione e di riarrangiamento. Un brano che mi ha davvero lasciato a bocca aperta è ‘Ao Romper Da Aurora’ di Ismael Silva, in cui il musicista milanese interviene nella già spezzettata ritmica del pezzo e la frantuma letteralmente in minutissime schegge. È come un orologiaio che davanti ai tuoi occhi smonta l’oggetto del mestiere e te lo mostra nella sua nudità e semplicità. La perfezione con cui gli altri musicisti seguono il pianista nei loro attacchi dà una cifra della bellezza dello spettacolo.

Inutile dilungarsi nel descrivere un concerto al quale occorre assistere per apprezzarne davvero la suggestività. Basterà dire che, a volte, mi ritrovavo a fissare per lunghi istanti il palco: ma non guardavo niente in realtà. Gli occhi erano temporaneamente in stand by per permettere agli altri sensi di affinarsi e carpire ogni singolo momento dello spettacolo. Sarà che sono parecchio ignorante sulla musica jazz. Sarà che per questo mi sono lasciato trasportare. Ma mi sono limitato a cercare di trasmettere un sentimento, un’emozione, senza perdermi in disquisizioni tecniche che non avrei potuto affrontare. In poche parole, vi sto dando un consiglio: andatelo a vedere, ne vale davvero la pena.

Eugenio Zazzara

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