St. Vincent @ Lanificio 159 [Roma, 22/Febbraio/2012]

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Stupefacente, meraviglioso, incredibile, eccitante, fantastico. Il palco del Lanificio mercoledì sera ha ospitato St. Vincent per una serata che assumeva i connotati dell’evento sin dall’inizio, quando appena arrivato noto con piacere che il concerto è sold out. Il Lanificio è piccolo indi per cui si sta tutti un po’ accalcati sotto il palco (un po’ tanto), e si raggiunge in fretta una temperatura che manco la Death Valley, pensate un po’. Un’attesa estenuante viene ripagata solamente attorno alle undici e venti (quasi un’ora e mezza di ritardo rispetto all’inizio del concerto), quando improvvisamente appare a noi in tutto il suo splendore e in tutta la sua angelicità Annie Clark (a.k.a. St. Vincent). Pelle chiarissima, rossetto acceso e magliettina tra il vintage e il lunare, senza dire neanche una parola attacca immediatamente con un brano tratto da ‘Strange Mercy’, per poi alla fine dell’esecuzione salutare il pubblico con un “buonasera Rome” che mi coglie impreparato e mi lascia sfuggire un sorriso (ogni volta che parlava sorridevo, qualcuno mi spieghi perché). E da lì il concerto prende il via e, vi assicuro, la musica comincia a penetrare nella carne viva di tutta la folla sotto il palco. Tra vecchie e nuove glorie St. Vincent riesce a tirar fuori un concerto dannatamente ROCK come non ne ascoltavo qui a Roma ormai da tempo. Guarda dritti negli occhi tutti i presenti, si dimena con la sua chitarra, interagisce col pubblico; e dopo ritmiche incalzanti e sontuose armonie puntualmente sfregiate da sacre dissonanze, la newyorkese ci trascina in vortici di puro noise che, sul momento, ti vien da sperare che non finiscano mai. Non è stato un semplice concerto, ma una impressionante promanazione di energia da parte dell’artista (peccato che, come al solito, il pubblico romano sia rimasto un po’ impalato). E poi lasciatemi elogiare la scelta di presentare una cover (‘She Is Beyond Good And Evil’ del Pop Group) che ha fatto letteralmente impazzire il sottoscritto e qualcun altro romantico (sia perché adoro la canzone, sia perché l’interpretazione è stata ottima). E così tra luci stroboscopiche, distorsioni inverosimili, armonie e dissonanze tutte trascinate da ritmiche serratissime si arriva fino al finale con tanto di crowd surfing, a cui seguono maltrattamento dello strumento e un tanto richiesto bis. E non c’è stato veramente nulla che sia andato storto: anche l’acustica del posto non certo eccezionale è stata eclissata dall’ottimo lavoro del fonico che c’ha saputo fare eccome con i volumi (alla fine i suoni sono rimasti più o meno quelli del disco). E così, per concludere, a chi mi aveva detto tempo fa che St. Vincent è un’artista nata apposta per il pubblico di Gossip Girl, ebbene rispondo che di musica, chi la pensa così, non ne capisce proprio un cazzo. E probabilmente non capisce un cazzo manco di Gossip Girl. Ma questa è un’altra storia. See you next time in Rome, Annie!

Stefano Ribeca