Squarepusher @ Piper Club [Roma, 19/Aprile/2009]

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La sensazione è che sia stato un grandissimo concerto, peccato non aver capito praticamente nulla di quello che usciva dalle casse. Per la prima volta sono costretto a riportare quello che ho visto e dare solo qualche vaga indicazione di quello che sono riuscito a sentire. Quasi non ci credevo, la sala era gonfia di gente che si lasciava trasportare da un vento di frequenze irriconoscibili e volumi degli strumenti regolati quasi a caso, a loro bastava la sola presenza di Tom Jenkinson e del suo basso, a noi no! Noi siamo esigenti ma non ci facciamo fermare da un problema di audio, noi lottiamo contro l’inadattatezza delle situazioni e cerchiamo per più di un’ora un posto dove si possa capire qualcosa in più. Nesun risultato soddisfacente, ma rimaniamo a vedere cosa succede, perchè, come ho detto, Squarepusher ha comunque fatto un concerto a dir poco spettacolare.

Lui al centro, ai suoi lati e in secondo piano dietro la batteria 3 schermi a led per i giochi di luce. Si vede subito che l’inglesino con la faccia da nerd sa come si fanno i concerti. All’inizio si diverte a suonare con il batterista, da meno importanza alla strumentazione elettronica, passa da pezzi più jazz a parti in d-beat che per un attimo pensavo fosse passato a fare hardcore. Non contento getta altra carne al fuoco, continua a suonare e passa a pezzi più jump-up, alchè chiedo alla mia dolce metà: ”ma a te non sembrano le cose alla Aphrodite?”. Dopo esser passato anche per distorsioni slayeriane, Tom, il nerd inglese, cambia basso. Arriva quello color legno che siamo abituati a vedergli indosso nei video su youtube. Sempre alla mia dolce metà “Mò parte…”, e così fu. BOOM! Via! Ed ecco lo Squarepusher che mi ricordavo, drum’n’bass tiratissima e centinaia di persone di fronte a lui che esplodono in un boato. Ci sa fare col pubblico, sa come fargli arrivare il sangue al cervello. Tutta la scaletta sembra stata studiata per farti esplodere d’adrenalina, sia per l’uso delle parti più suonate prima e più elettroniche poi, sia per gli stop’n’go dosati al punto giusto e conditi con bagni di luci che dal buio totale fanno passare la sala ad illuminata a giorno per una frazione di secondo. E la risposta del pubblico non può che essere un boato che copre addirittura la musica. Finalmente un visual artist con un’utilità ai fini dello spettacolo.  Grandissimo concerto, mi è solo venuta un’immensa voglia di rivederlo in condizioni ottimali, magari un festival. Peccato doversi essere limitati a cercare di capire cosa stesse succedendo musicalmente invece di farsi veramente trascinare dal groove di Squarepusher il nerd.

Andrea Di Fabio